Gigi Proietti: il ricordo degli artisti livornesi

Un omaggio da parte di chi lo ha ammirato e lo ha conosciuto

Gigi Proietti
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Pubblicato ore 12:00

  • di Valeria Cappelletti

Gigi Proietti è stato di ispirazione per molti livornesi che hanno scelto la strada del teatro e del cinema come professione o come passione. Noi abbiamo deciso di ricordarlo attraverso le loro parole e riflessioni, c’è chi lo ha conosciuto di persona e chi invece ha apprezzato il suo lavoro e la sua personalità guardandolo a teatro o sul piccolo schermo:

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Simonetta Del Cittadino

Simonetta Del Cittadino (Compagnia Nuovo Spazio Teatro). È dei grandi nascere e morire nello stesso giorno, un giorno se vogliamo un po’ infausto sul quale Gigi scherzava sempre, un po’ forse per esorcizzare questo scomodo 2 novembre. E grande Proietti lo è stato per davvero, artista a tutto tondo, attore di razza, cantante, cabarettista, showman inesauribile che riusciva, come pochi, a tenere il pubblico incollato alle poltrone per quasi tre ore, mai banale, mai volgare, con l’istrionismo del mattatore e la veridicità della maschera popolare che è poi quella più autentica, ereditata in parte dal grande Petrolini che contribuì a riscoprire negli anni ’80. Era intelligente e soprattutto ironico e dell’ironia faceva il suo cavallo di battaglia: pensare denunciare sì, ma soprattutto non prendersi mai troppo sul serio, una leggerezza che negli anni ’70-’80 fu vista con sospetto dagli intellettuali dell’epoca, artisti spesso appartenenti ad una sedicente sinistra modaiola che imperversava ma di cui non si curava per fortuna. Un po’ come Anna Marchesini, ecco. Vi immaginate uno spettacolo solo con loro due. E Roma, Roma la grande Madre che li aveva nutriti entrambi in un giro eterno che partiva da Plauto, passando per Pasquino, Rugantino, Trilussa, Checco Durante, Petrolini, Fabrizi e Sordi. Proietti, proprio lui commemorò Sordi alla sua morte perché nessuno ne era più degno. Chi lo commemorerà giovedì quando la città si fermerà per lui? Ciao Gigi, non solo sei nato e morto nello stesso giorno, come i prescelti, ma te ne sei andato in punta di piedi in una data palindroma 02 11 20 e questo la dice lunga sullo sguardo benevolo degli dei.

Marco Chiappini

Marco Chiappini (Compagnia del Sesto Piano). “Piango un amico, quello era Gigi per tutti noi, era il fratello maggiore da ammirare e da cui imparare, un genio istrionico del palcoscenico, unico e inimitabile. Ci mancherai ma sarai sempre presente nei nostri cuori e nelle nostre memorie, grazie per ciò che ci hai dato e lasciato, ciao Mandrake.

Ilaria Di Luca e Andrea Gambuzza

Ilaria Di Luca e Andrea Gambuzza (Compagnia della Brigata). Siamo cresciuti con te, con le tue prove magistrali. Da ragazzi eri l’esempio di un lavoro sublime che univa professionalità e talento. Quando ci veniva chiesto: “Che? Vuoi fare l’Attore? – rispondevamo – Eh sì! Come Proietti!! L’Attore!?!”. Sarai sempre l’altezza a cui tendere.

Emanuele Barresi. Gigi Proietti era il nostro più grande uomo di teatro. È andato a recitare altrove e da bravo capocomico ha scelto con grande cura il giorno della partenza. Si faceva amare, perché oltre ad essere in possesso di un talento smisurato, era anche un uomo molto perbene, educato, gentile ed estremamente garbato.

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Emanuele Barresi

Gli piaceva andare a cena, dopo il teatro, da Dante, una trattoria del quartiere Prati, a Roma, che sta aperta fino a tardi. A volte, magari perché era venuto a vedere qualche spettacolo in cui recitavo insieme a Paola Tiziana Cruciani, che era stata sua allieva, ci sedevamo a tavola insieme e facevamo le ore piccole. Era sempre di buon umore e comunicava allegria. Anche quando stava zitto. Bastava una sua occhiata, e ti veniva da sorridere. Non si sa perché. Ad una di queste cene, mi ricordo che fra noi c’era una persona che non faceva il nostro mestiere, che ad un tratto, gli domandò qual era il segreto per continuare a rimanere sulla breccia, con successo, per tanto tempo, come stava capitando a Lui. Proietti ci pensò un attimo, giusto per creare un po’ di suspance, poi, strizzando l’occhio, mentre noi pensavamo a chissà quale ricetta misteriosa stesse per svelare, disse: “La salute!”. Era la risposta più semplice e giusta, di un uomo semplice e saggio. Ricordo anche una volta in cui insieme ad Adelia, la mia compagna, ero nella giuria di una rassegna di “corti” teatrali, che prevedeva l’assegnazione di un premio. Fra i partecipanti c’era Carlotta, la figlia di Gigi. Lui venne ad assistere all’esibizione dei finalisti, dopodiché ci confessò che non voleva venire, per non condizionare il nostro verdetto. Poi era venuto, perché temeva che in caso contrario la figlia ci sarebbe rimasta male. Era un uomo pieno di scrupoli ed attenzioni verso gli altri. Ricordo un’altra volta che stavo provando davanti a lui un “pezzo”, che prevedeva che ad un certo punto io cadessi per terra, dopodiché aspettavo il suo giudizio, ma lui per prima cosa mi chiese, con un po’ di apprensione: “Emanuè, ma nun è che te sei fatto male?”. Era un esempio, un pezzo unico, sulla scena e nella vita. Non potrà mai essere rimpiazzato.

Stefano Santomauro su controradio in tutti a casa morozzi
Stefano Santomauro

Stefano Santomauro. Se n’è andato un artista di quelli che se tra cinque anni lo vedi in tv ti chiedi: “Ma Proietti è vivo o morto?”. Capita, questa cosa, solo con gli “eterni”: artisti che riescono a restare nel tempo. Il loro talento è, appunto, eterno. Gigi Proietti riusciva a farmi ridere ogni volta. Anche se avevo già visto quasi tutto del suo repertorio, lui, l’eterno, riusciva a farmi ridere lo stesso. Mancherà saperlo vivo, certo. Ma mi consolo con il pensiero dell’eternità della sua arte. Grazie Gigi.

Eleonora Zacchi

Eleonora Zacchi (Centro Artistico Il Grattacielo). Gigi Proietti, talento unico. Un’uscita di scena che mi commuove. Passare una vita intera a donare sorrisi ed emozioni gli è valso l’affetto eterno del suo pubblico. Un grande applauso ad un Artista immenso.

Marco Conte (Teatro Vertigo). Per me è come se avessi perso un caro zio. Lui è stata la mia ispirazione. Lo vidi da ragazzino alla Gran Guardia con mamma Enzina. “A me gli occhi please”. Rimasi a bocca aperta. Cominciai a sognare anch’io un giorno di riuscire a fare uno spettacolo da solo di due ore senza annoiare il pubblico, ma semmai lasciarlo dispiaciuto quando finisce.

Marco Conte. Foto: C. Foschi

Nessuno mi ha fatto ridere come lui quando voleva farti ridere, nessuno mi ha commosso come lui quando voleva farti piangere. Nessuno sapeva insegnare teatro come lui, tant’è vero che gli tagliarono i fondi per la sua scuola di teatro: per forza, nessuno più andava alle accademie statali. Ogni bando della sua scuola era pieno. Un grande maestro, un grande attore, un grande regista, condannato spesso a recitare da solo perché faceva scomparire tutti. Insomma il migliore: sapeva fare tutto e meglio di chiunque. Se ne va l’ultimo dei grandissimi, e penso davvero il più grande di tutti. Mi mancherai zio Gigi.

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