Franco Bocci dal vernacolo all’operetta: “Il mio impegno nel far riscoprire le tradizioni livornesi”

Attore, cantante e direttore artistico della Compagnia Lirica Livornese

franco bocci e il suo impegno nel mantenere vive le tradizioni livornesi del vernacolo e dell'operetta
  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Far riscoprire le tradizioni livornesi legate al vernacolo, all’operetta, riproporre storie e aneddoti che ormai si sono persi ma che fanno parte della nostra cultura labronica, far conoscere il musical e la lirica.

È l’impegno costante di Franco Bocci, attore e cantante, direttore artistico della Compagnia Lirica Livornese, che da anni si occupa di ridare lustro e nuova linfa a questi generi, coinvolgendo anche altre realtà come la Compagnia La Combriccola Livornese e la Compagnia La Carovana di Alessio Nencioni per il vernacolo e Artemusical, gruppo di giovani, per il gran galà dedicato al musical.

festival del vernacolo
Aldo Corsi in “Li spiriti in casa della pizzi’ata”

“Il nostro impegno – ha detto Bocci – è di mantenere vivo e di non far morire in primo luogo l’importante tradizione del vernacolo livornese. Abbiamo quindi attivato un laboratorio che si svolge all’Arci La Rosa e conta 14 allievi, anche giovani, con l’obiettivo di portare avanti tutte quelle storie tipiche del nostro vivere labronico. I grandi nomi del passato ormai non ci sono più, per fortuna possiamo contare su Aldo Corsi, Alessio Nencioni, Massimiliano Bardocci e Fulvio Pacitto, ma ci vuole un ricambio. I giovani non conoscono più i detti e i proverbi livornesi, alcune battute o personaggi insoliti come Mario del ricovero, molto amato a Livorno, o la Sitrì. Persino le tradizioni un tempo in voga ora si sono perse”.

Quali tradizioni? Puoi fare qualche esempio?

belle epoque
La Compagnia Lirica Livornese

La ribotta di Montenero che si teneva il primo lunedì di ottobre. Ribotta viene dal francese ribote, convivio, il primo lunedì di ottobre segnava la fine dell’estate, perciò per concludere la stagione, dato che il lunedì molti negozi erano chiusi, i commercianti andavano a piedi fino al Santuario di Montenero con un sasso in mano per penitenza, mettevano il cero alla Madonna e poi andavano a mangiare e a bere in grande quantità, poi cantavano gli stornelli e infine tornavano a Livorno per bere il famoso ponce; una tradizione livornese che non esiste più ma su cui Beppe Orlandi scrisse la famosa commedia “Ribotta di Montinero“; così come “La ‘hiesta“, la chiesta, cioè il fidanzato che andava dai suoceri a chiedere la mano della fidanzata, un’altra usanza perduta.

Quanto è stato importante Beppe Orlandi per il vernacolo?

Beppe Orlandi

Lui è stato il padre del vernacolo livornese, ha dato voce a tante persone semplici e raccontato storie della nostra Livorno come in “Li sfollati“, commedia molto conosciuta, che narra del ritorno dei livornesi in città dopo la guerra; oppure “l’Asiati’a” sulla febbre gialla o infine “L’asigliani” cioè gruppi di famiglie che dopo la guerra abitavano nella stessa casa. Orlandi ha creato la maschera, cioè l’uomo che si veste da donna e dando vita ai personaggi della popolana, della vecchia e delle pillacchere.

Proprio per mantenere viva questa tradizione l’11 di agosto si svolgerà l’8° Premio Vernacolo al Bagno Nirvana (Calambrone) e il riconoscimento sarà consegnato a Giuseppe Pancaccini che ha compiuto 80 anni, per il suo impegno come grande autore di commedia.

Anche l’operetta ha un ruolo importante per te e la tua Compagnia. Perché l’impegno a riproporla?

alla grande attrice livornese Viviana Larice in ricordo uno spettacolo comico-musicale il 31 marzo alla parrocchia I tre arcangeli della Scopaia con tantissimi attori e cantanti
Viviana Larice

È il mio grande amore. Dal 1993 faccio l’operetta, ho lavorato a Torino con la Compagnia del teatro e ho avuto la fortuna di conoscere Viviana Larice una delle principali rappresentanti del mondo dell’operetta con cui ho messo in scena molti spettacoli. L’operetta va mantenuta viva perché è la madre del musical, per questo collaboriamo anche con l’associazione Vinoperarte di Chiara Mattioli e Paolo Filidei. Dal 2015 ci impegniamo soprattutto nel portare in giro “L’Acqua Cheta“, operetta toscana per eccellenza, tratta da una commedia in vernacolo fiorentino di Augusto Novelli, musicata da Giuseppe Pietri che era livornese.

E avete in ballo una grande novità

Sì, perché “L’Acqua Cheta” nel 2020 compirà 100 anni e insieme alla Compagnia Spazio Teatro di Simonetta Del Cittadino faremo un grande allestimento, tutto nuovo, il 25 e 26 gennaio al Cral Eni a Livorno. Nel frattempo, questa estate, gireremo la Toscana con 4 diverse date: Quercianella il 6 agosto, Isola d’Elba il 12 luglio, Firenze, Acciaiolo (Fauglia) l’8 agosto, il 14 luglio saremo all’oasi Spondone di Guasticce alle sei del mattino per una rappresentazione aspettando l’alba e, sempre il 14 luglio, la Fortezza Vecchia ospiterà il Premio Nazionale Operetta e riceveranno un riconoscimento Franco Barbero e Claudio Colucci della Compagnia italiana d’operette.

Questa sera, proprio in tema di operetta, l’appuntamento è con la Belle Epoque

Sì, alle ore 22 al Museo di Storia Naturale di via Roma, con una serata importante con arie, romanze, canzoni e duetti relativi a momenti ed eventi di quell’epoca: dalla prima rappresentazione della Cavalleria Rusticana di Mascagni al Teatro Goldoni nell’agosto del 1890, all’arrivo di Caruso nell’estate del 1897 con La Bohème al Goldoni, dalla prima proiezione cinematografica dei Fratelli Lumiere nel giugno del 1896 al Giardino dell’Eden (attuale terrazza Mascagni), a Leopoldo Fregoli che iniziò la sua carriera proprio a Livorno nelle varie esibizioni estive, e per finire, una rassegna sui teatri storici livornesi dal Lazzeri al Margherita, dal Centrale al Politeama. Una serata all’insegna dei ricordi di una Livorno straordinaria e ormai sparita (cena in giardino dalle ore 20. Prenotazione obbligatoria: 0586266711 – musmed@provincia.livorno.it).

Secondo te, a cosa è dovuta questa perdita delle tradizioni?

Il mondo è cambiato, già l’arrivo della televisione ha mutato molte cose. Quando non c’era la tv le persone si recavano a teatro, a Livorno c’erano 35 teatri sia all’aperto che al chiuso e tutti andavano a vedere l’opera e l’operetta, oggi si fanno solo due recite per ogni opera, allora venivano fatte dalle 10 alle 15 repliche, il teatro era l’unico divertimento, era un ritrovo, oggi è tutto diverso, le persone non leggono neppure più; abbiamo perso le tradizioni religiose, popolari, remiere, prima c’era la festa, la sagra in piazza, ora in piazza si va sempre meno, preferendo il locale, e noi ci adeguiamo perché non possiamo perdere le nostre radici.

Consulta il programma della stagione estiva della Compagnia Lirica Livornese.

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