Francesca Lombardi, artista livornese che crea maschere

Ha fatto dell'artigianato realizzato a mano il suo linguaggio espressivo

francesca lombardi
"Fish Harper's Bazaar", una delle creazioni di Francesca Lombardi. Foto: Karl Lagerfield
  • di Francesco Boni:

LIVORNO – Eccoci in compagnia di Francesca Lombardi, poliedrica artista livornese che ha fatto della maschera, e in senso più ampio dell’artigianato fatto a mano, il suo linguaggio espressivo più verace e sincero. Ci riceve all’interno della sua bottega/laboratorio aperta circa un anno fa, al civico 36 di Via Michon, in questa stanzetta piena di collane, orecchini, riviste d’arte e moda, e ci accomodiamo con lei sul soppalco tra cuscini e sacchi di iuta.

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“Doily” creazione di Francesca. Foto: Giacomo Favilla

Grazie per averci invitati, Francesca. Da dove inizia questa passione per la realizzazione handmade di maschere ed oggetti di scena e non solo?
Il mio punto di partenza è avvenuto grazie al progetto One of us insieme a Giacomo Favilla, per il quale ho realizzato maschere/origami che abbinate al bianco e nero fotografico di Favilla restituiscono un potente effetto di contrasti, tra i quali quelli più evidenti sono uomo/animale e verità/maschera. Il progetto, da fotografico è diventato poi un videoclip per la cantante Nada, ovvero quello de “L’ultima festa” in cui queste maschere acquistano vita e movimento tra gli spazi del Teatro Rossi a Pisa.

Quale può essere, e in che modo cambia, la percezione della maschera esercitata su chi la indossa, su chi la vede e su chi la costruisce?
Beh, è molto complesso, ma cercherò di raccontarti tutto passo dopo passo. Molto spesso si è soliti vedere la maschera come qualcosa che fa da schermo, che si indossa per non rivelare una identità, una certa informazione o semplicemente per nascondere. Io al contrario voglio portare le mie maschere su un altro livello, ovvero attribuire loro il potere di tirar fuori quei particolari che altrimenti sarebbero rimasti celati, oppure mettere in grado il personaggio che le indossa di portare all’attenzione degli astanti alcuni dettagli fondamentali della narrazione.

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Francesca Lombardi. Foto: Giacomo Favilla

Che cosa mi racconti sull’aspetto progettuale della maschera? Come ti rapporti a esso?
Tutto in scena, maschere comprese, è progettato in funzione della narrazione. Certo è che nel progettare una maschera devo tener presenti moltissimi aspetti: innanzitutto il pubblico che fruisce lo spettacolo è collocato a distanze variabili, tendenzialmente lontano, quindi non posso permettermi troppi piccoli dettagli, altrimenti passerebbero inosservati, quindi inutili. Devo stare inoltre attentissima al fatto che, oltre a essere in accordo con la narrazione, permettano una certa armonia nei movimenti e nell’espressione degli attori. Ah dimenticavo: chi ha detto che una maschera copre solo il viso? Ci sono maschere totali che coprono l’intero corpo! L’obiettivo è sempre quello di realizzare qualcosa che sia un’estensione del corpo e della gestualità di chi recita e non certo un qualcosa che possa limitarlo: deve essere un valido supporto alla recitazione e quindi alla rappresentazione”.

Ma perché proprio le maschere? Fa parte della tua formazione?
No, non ho avuto una formazione vera e propria, sono del tutto autodidatta. Anzi, sto studiando da un po’ le maschere e il teatro dopo essermi avvicinata a questo mondo in maniera istintiva, in una sorta di formazione all’inverso: prima i progetti, poi la formazione, personale e non solo. In effetti sto frequentando adesso un laboratorio con Giovanni Balzaretti su maschere, scenografia e costumi. Dopotutto per confrontarmi con una tradizione devo pur conoscerla!”.

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“Journey to the Center of the Eart” (viaggio in Islanda): il costume del Dr Bauhaus

Parlami adesso del tuo ultimo ed entusiasmante lavoro in Islanda
Stavo cercando da tempo una residenza artistica, quando mi sono imbattuta in un progetto che mirava a rappresentare “Viaggio al centro della terra” di Jules Verne, che come tutti sanno, si svolge proprio in Islanda. Il bello è che il teatro Freezer Theatre ha la sede proprio davanti al vulcano da cui parte il racconto! Da molto tempo ho maturato il desiderio di voler viaggiare per vivere ogni destinazione non in modo turistico, ecco che quindi questa era l’occasione adatta a me. Ho passato in quella fantastica terra ben tre mesi e mezzo e ho visto il progetto nascere da zero e contribuire attivamente con quel gruppo meraviglioso a farlo diventare realtà. Quello spettacolo è nato per essere rappresentato là, e difficilmente lo vedrei adattarsi a un tour o ad altri teatri in posti differenti: il teatro è un ex fabbrica ittica, adesso divenuto anche ostello che cerca di ospitare attori e artisti in genere affinché si incontrino e creino. Personalmente, ho creato e contribuito alla realizzazione dello spettacolo principalmente per costumi e scenografie, ma devo dire che ci siamo sentiti tutti quanti parte di una grande famiglia, perché non c’erano ruoli e compiti settoriali, ma ognuno contribuiva come poteva alla creazione, in una sorta di respiro collettivo, e mi sono sentita come pervasa da una sensazione di libertà di mettermi in gioco e in dubbio e soprattutto di instaurare un legame umano con tutti. Inoltre devo ammetterlo: la colonna sonora dei Flaming Lips, opportunamente riarrangiata, ha davvero fatto da ciliegina sulla torta!

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“Journey to the Center of the Eart”: Criticosaurus costume

Che cosa porti dentro di te dopo questa esperienza?
Porto con me un sacco di sensazioni bellissime che mi hanno arricchito artisticamente, professionalmente ma soprattutto come persona. Non ho più quella foga nel fare le cose che avevo prima, quella certa impulsività; accetto di più quello che faccio, senza paura o soggezione del pregiudizio altrui. A livello progettuale ho capito che dopo aver maturato un buon grado di consapevolezza su ciò che è una mia idea, quello è il punto di partenza per iniziare a lavorare e creare: quando si chiarisce in me il messaggio che voglio che passi, allora è lì che tutti i miei dubbi scompaiono e inizio a lavorare e creare in serenità.

È stato davvero bellissimo ascoltare le tue parole, Francesca. Buon lavoro.
Grazie mille, a presto.

Per visitare il sito web di Francesca clicca qui. Per consultare la pagina del progetto in Islanda clicca qui. Per info: info@francesca-lombardi.com.

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