Danza livornese, frontiere e prospettive, un mondo in movimento

Il lavoro di due importanti artisti: Chelo Zoppi e Luca Lupi

canteri gesto sieni
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  • di Olimpia Capitano

Livorno è un ambiente da tempo prolifico per lo studio della danza, molte sono le scuole e gli spettacoli ospitati dalla città. Tuttavia da tempo questa potenzialità resta vittima di una dimensione culturalmente provinciale che confina la danza cittadina nel mondo della didattica e dell’esclusivismo scolastico: molto difficile ad esempio vedere la partecipazione dei ballerini a eventi non organizzati dalla propria stessa scuola; a meno che non si tratti di concorsi, molto e sempre in voga in quanto indice di una tendenza competitiva piuttosto che di uno stimolo artistico (scuola contro scuola e rinnovato senso di adesione e appartenenza esclusiva).

Nuove frontiere

la danza arriva nei musei con racconti di altre danze
Immagine di Pexels su Pixabay

Nonostante il personale riscontro di questa tendenza coreutica e culturale maggioritaria, non si vuole qui né assolutizzarla, né implicarvi aspetti di critica tecnico-didattica. Al contempo, pur prevalendo questo approccio, esistono prospettive e frontiere nuove che stanno allargando un po’ l’orizzonte cui si proietta il mondo della danza livornese.

Due labronici d’eccezione

Tra le varie nuove ipotesi presentatesi sulla scena livornese ne spiccano due, diverse e legate a enti ben distinti, ma ambedue legate a più larghe prospettive; mi riferisco alle proposte sostenute da Chelo Zoppi e Luca Lupi.

La prima è coreografa e insegnante, direttrice artistica dell’Atelier delle arti e della “Compagnia Noal”, nonché collaboratrice della Compagnia Virgilio Sieni e dell’Accademia sull’Arte del Gesto per la realizzazione di progetti articolati di formazione e creazione allo scopo di costruire nei vari territori un contesto sui linguaggi della danza in relazione alla comunità e la città; il secondo invece è maestro e coreografo nella danza Hip Hop, sperimentale e contaminata, insegnante presso prestigiose Accademie e scuole di danza nel perimetro toscano, direttore Artistico di CreativeLab #arteinmovimento, e della compagnia “GearProject”. Entrambi si caratterizzano per una visione molto intima e personale della danza e un lavoro che ne valorizzi questa dimensione, attraverso una ricerca che spazia molto all’interno delle nuove prospettive del contemporaneo e che cerca di formulare una offerta nuova anche per gli amatori, oltre che per i ballerini stessi.

Racconti di altre danze

la danza a livorno un mondo in continuo mutamento
Chelo Zoppi

Partiamo da Chelo Zoppi che, assieme a Elena Giannotti, sua ex-allieva e danzatrice indipendente con una straordinaria carriera alle spalle, è l’organizzatrice di un festival di danza contemporanea a Livorno, “Racconti di Altre Danze”, che quest’anno è arrivato alla sua terza edizione. Con questa proposta l’artista porta avanti un’intenzione e un progetto culturale rilevante, cercando di inserire Livorno in una dimensione più europea della danza; ciò sia grazie alla caratura di ospiti del festival quali Alessandro Sciarroni, Company Blu, Jhon Scott Dance e altri, ma anche grazie alla struttura stessa dell’evento performativo. Questo infatti vuole essere un momento di condivisione con l’intera cittadinanza, funzionale a stimolare una voglia di espressione e condivisione che nutra e riempia gli ambienti della città, i suoi spazi e il suo tempo.

Non a caso il Festival si è articolato in ambienti vari e disparati, tra cui: Museo civico Giovanni Fattori, Parco di Villa Mimbelli, Biblioteca Labronica Villa Maria, Museo della città e polo culturale Bottini dell’Olio, Atelier delle Arti, Piazza Goldoni, Centro artistico il Grattacielo, Nuovo teatro delle Commedie, Teatro Goldoni. In più ha reso possibile una molteplicità di tipologie di eventi legati al confronto sul mondo della danza, da spettacoli teatrali a performance e azioni coreografiche site specific, da proiezioni a incontri tematici, da workshops per danzatori a progetti di scambio scuola lavoro e, infine, ha persino coinvolto il Teatro Goldoni in un percorso performativo che si è articolato in due giornate con l’idea di creare uno spazio di condivisione e familiarità tra amatori e artisti.

Purtroppo, nonostante l’importanza artistica e l’impatto culturale e anche emotivo del progetto, la città, secondo le stesse parole della coreografa “è ancora impreparata”. Ciò significa che nonostante il tentativo di investimento in un progetto di condivisione, precedenti vuoti culturali ereditati all’interno dell’ambiente livornese non ne hanno ancora permesso un’esplosione, soprattutto tra il pubblico più giovane e tra i danzatori stessi.

Linguaggio e contaminazione, il punto della contemporaneità

la danza a livorno un mondo in continuo mutamento
Luca Lupi

“Non si tratta di tecnica o linguaggio contemporaneo, ma di ricerca nella e rispetto alla contemporaneità, in continuo mutamento e all’interno dell’importanza di ogni istante danzato”. Sono questi alcuni dei principali concetti su cui si basa invece il lavoro del maestro e coreografo Luca Lupi.

Partendo da uno studio approfondito di diversi stili “tradizionali”, che spaziano tra le danze urbane e la tecnica contemporanea, e ispirandosi alle ricerche compositive ed espressive di altri artisti di calibro internazionale, tra cui la sua musa ispiratrice Arianna Benedetti, Lupi ha destrutturato la linearità di una tecnica più “monolitica”, creando un proprio ibrido. Al suo interno forme e tecniche derivanti da varie correnti della danza si contaminano a vicenda e alimentano elementi stilisticamente compositi e spesso imprevedibili.

Il punto del “contaminato” però non è solo estetico; anzi forse l’estetica scende in secondo piano rispetto al fulcro di questa indagine, che si lega al concetto della contemporaneità, secondo le sue stesse parole: “non ha senso definire un linguaggio strettamente contemporaneo, poiché la contemporaneità è adesso, mentre parliamo e finisce nel secondo stesso in cui la realizziamo, verso una ricerca costante e continua”.

Dunque, lo strumento per indagare tale contemporaneità, così rapida e fuggevole, diviene la consapevolezza più piena del proprio corpo in ogni sua minima, parte. Da qui nasce, per l’artista, la rilevanza principale del micro movimento, dello studio della rottura, della frammentazione e dell’articolazione di ogni singola parte del corpo in dissociazione; ma anche della comprensione di cosa trascina un movimento più composito, che a volte può nascere
semplicemente dalla direzione degli occhi, del naso, delle orecchie.

La frammentazione consapevole del corpo, legata a uno studio intenso dal punto di vista fisico e mentale, diventa uno strumento funzionale a conoscersi in senso più ampio, coinvolgendo nel processo pensiero e sensibilità, anch’essi indagati e stimolati a emergere in ogni loro dettaglio, rendendo l’artista più conscio dei propri interi processi.

Tutto questo, unito all’interesse per la ricerca coreografico compositiva, porta alla costruzione di una danza articolata che infrange linee e schemi e valorizza corpo e gestualità del danzatore, stimolandone anche percezione e creatività individuale.

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