Daniel Schinasi: il ricordo di chi lo ha conosciuto

Avrebbe voluto una grande mostra a Livorno dedicata alle sue opere

schinasi
Il Maetro Daniel Schinasi. Foto scattata e gentilmente concessa da Raffaela Maria Sateriale
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Pubblicato ore 19:01

  • di Valeria Cappelletti

“Aveva una maniera di scomporre la realtà davvero particolare, ho conosciuto tanti pittori ma come lui nessuno”. Sono le parole di Giuliana Matthieu, scrittrice e direttore responsabile della rivista livornese trimestrale di Arte e Cultura “La Ballata“, in ricordo del Maestro Daniel Schinasi, deceduto ieri all’età di 88 anni. Giuliana aveva dedicato la copertina e un bellissimo articolo al Maestro proprio nell’ultimo numero della rivista, uscito qualche mese fa.

Schinasi e Raffaela Maria Sateriale. Foto: Sateriale

“Era un artista già solo nel modo in cui si presentava. Una persona che dava tantissimo, a cui piaceva confrontarsi e parlare con le persone”. Lo descrive così Raffaela Maria Sateriale, artista, designer, molto amica del Maestro. “Nel 2004 a Castellina Marittima ero direttore artistico dell’Ecomuseo dell’Alabastro e abbiamo realizzato anche una grande mostra antologica con le sue opere dal titolo “Non dimenticare” e da lì è partita la nostra amicizia”.

Schinasi, ebreo sefardita, era nato ad Alessandria d’Egitto da genitori provenienti da Livorno, aveva frequentato la scuola salesiana di Don Bosco. Nel 1956, durante la guerra del Canale di Suez, era tornato in Italia con la famiglia e si era stabilito ad Antignano.

Giuliana Matthieu

“Il nostro è stato uno scambio di informazioni, come diceva lui – ha proseguito Giuliana – uno scambio pittorico e letterario, ci trattenevamo spesso in conversazioni lunghe di pittura, arte e soprattutto poesia, lui dipingeva in base a quello che io scrivevo, veniva a casa mia per trarre gli spunti e traduceva in colori le mie parole. Un sodalizio importante. La nostra frequentazione è durata dal 1960 al 1964 circa, io abitavo sul viale Italia, lui ad Antignano, andavo sempre nel suo studio, spesso partivamo da casa mia e raggiungevamo a piedi la sua abitazione, a volte si partiva con la pioggia, io senza ombrello e lui con un ombrello senza manico, da vero pittore, era una vita da bohémien la sua, allora. Mi fece conoscere molti pittori”.

A Livorno aveva fondato la corrente del neofuturismo. Poi aveva vissuto a lungo a Cecina e qui, nell’androne della stazione, aveva realizzato il murale “Il treno testimone delle vicende umane” (ancora presente). Nel murale è ritratto anche Elio Toaff, ex rabbino capo della comunità ebraica italiana, morto il 19 aprile 2015 che abbraccia Papa Woytila.  Il murale a Cecina non è stato l’unico, ne ha fatti anche alla Stazione di Pisa e poi a Nizza (dove viveva ormai da tempo), Parigi e Madrid.

Copertina della Ballata con “Barche a vela nel porticciolo” di Daniel Schinasi

“La sua era una casa studio, aveva quadri ovunque – racconta Raffaela Maria – e continuamente li ritoccava, anche quadri vecchi, non avevano mai una data di fine. Aveva paura di perdere il controllo dell’opera e dei colori, infatti  teneva moltissimo alle sue opere ai suoi murales fatti nelle varie stazioni. Ogni volta che veniva in Italia andava sempre a controllare e se c’era bisogno di riprendere qualche punto subito era disponibile. In casa teneva boccette di vetro di yogurt e le riempiva di colore e le teneva pronte. Per lui i colori murali erano più duraturi però se esposti al sole perdono la vivacità e quindi lui li ritoccava e intanto aggiungeva un movimento”.

“Ci siamo conosciuti la prima volta a una sua mostra nel 1962 alla Casa della Cultura a Livorno – prosegue Giuliana – e come dico nella mia rivista “entrando alla mostra si avverte una sensazione nuova di luce”, lui aveva una maniera di scomporre la realtà mai vista, io avevo già frequentato pittori di tutti i tipi ma come lui non ne avevo mai conosciuti, era un po’ fuori dalle righe. Lui trascinava te, tu non lo potevi trascinare. Aveva un approccio diretto con la gente, una simpatia umana”.

“È stato un uomo molto coraggioso – conclude Sateriale – perché lavorava alla Piaggio, con uno stipendio sicuro, e a 27 anni decise che non era quello che voleva fare, voleva fare l’artista e quindi, sostenuto dalla moglie, scelse l’Arte. Ma avrebbe voluto un po’ di più da Livorno, è mancata quella grande mostra che lui avrebbe voluto tanto fare in città”.

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