Dacia Maraini: “Ragazzi inseguite le vostre passioni”

Alla Goldonetta, la scrittrice ha incontrato gli studenti e ha toccato molti temi di attualità

Dacia Maraini sul palco della Goldonetta
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LIVORNO – Dal senso della morte al concetto di ascolto, dalla scuola fino alla terribile esperienza in un campo di concentramento. Sono stati questi alcuni dei temi toccati da Dacia Maraini questa mattina nel corso dell’incontro avvenuto alla Goldonetta con gli studenti della scuola secondaria di primo grado Bartolena.

Davanti a una platea colma di ragazzi, il dibattito si è concentrato inizialmente sul libro scritto dalla poetessa fiorentina “La bambina e il sognatore”, da qui poi la trama dell’opera ha permesso di trattare svariati argomenti grazie anche alle molte domande dei giovani studenti su temi legati all’attualità.

Il dibattito sul palco della Goldonetta

Il tema del sogno  con cui si apre il libro è stato l’input per parlare dell’infanzia della scrittrice e così si scopre da piccola sognava spesso di volare. “Il sogno – ha detto alla platea di giovanissimi – è come la febbre, ti mette in allarme dicendo che c’è qualcosa che sta succedendo, ma non ti spiega di cosa si tratta, lo devi capire da solo”. Un’infanzia quella di Dacia Maraini che si è scontrata con i momenti terribili della guerra e della sua esperienza in un campo di concentramento a Tokyo insieme ala famiglia, quando aveva appena 7 anni. “Ogni sera mi stupivo di essere ancora viva – racconta – ci davano da mangiare appena un bicchierino di riso ciascuno e io non avevo più forze. Le guardie erano sadiche, mangiavano davanti a noi e ogni tanto lasciavano cadere qualche pezzo di cibo. Una volta ci dissero che una volta vinto la guerra ci avrebbero uccisi tutti”.

Da sinistra: la professoressa Susanna Cappellini, Dacia Maraini, la professoressa Laura Giannetti

Il tema della morte è stato un altro argomento di cui Maraini ha parlato in seguito a una domanda fatta da un ragazzo: “La nostra società fa finta che la morte non esista e quando una persona muore tendiamo a usare mille metafore. Ne abbiamo timore, invece fa parte della vita e soprattutto i nostri morti rappresentano la nostra memoria. Oggi la morte, la vecchiaia, la malattia sono argomenti tabù, invece le comunità devono avere rapporti con quelle che sono le loro debolezze”. Al tempo stesso: “La morte viene affrontata dai media come se diventasse un pettegolezzo – ha proseguito – invece ci vuole rispetto verso la vittima, ma anche verso chi compie il male perché non possiamo sapere cosa ha subito, bisogna capire e perdonare se c’è il pentimento”.

La scrittrice ha poi parlato della scuola che: “Come istituzione non funziona, per fortuna esiste una rete di insegnanti che la mantengono in piedi. La scuola funziona se c’è uno scambio: il bravo insegnante è quello che impara dai propri alunni”. Fondamentale è l’ascolto, ha sottolineato: “Perché è alla base di ogni rapporto, chi ascolta ha più relazione con gli altri. L’individuo non è mai solo, fa parte di una comunità e l’ascolto significa rispetto”.

Infine la scrittrice ha esortato i ragazzi, a cui chiedeva cosa volessero fare da grande, a: “Cercare una passione, perché in questo mondo così fluido, in cui non esiste più il posto fisso, l’unica cosa che vi salverà è la competenza”. Questo pomeriggio la scrittrice incontrerà degli studenti del liceo Niccolini-Palli, nell’Aula Magna della scuola alle 16.30.

Valeria Cappelletti

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