Da Rosignano a Hollywood: Gabriella Pescucci racconta la sua carriera e l’incontro con Tim Burton e Fellini

La costumista ha vinto l'Oscar con “L'età dell’innocenza” di Scorsese

Da sn: Gabriella Pecucci, Emanuele Gamba, Cristina Luschi. Foto: G. Donati
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Pubblicato ore 20:30

  • di Gianluca Donati

LIVORNO– Mercoledì 11 agosto Gabriella Pescucci è stata la prima ospite all’evento “La Bella Estate a Villa Maria” (via Redi, 22); giunta alla terza edizione, la rassegna è dedicata ai talk sui mestieri del cinema, promossa dalla Biblioteca Labronica di Villa Maria, centro di documentazione sulle arti dello spettacolo, con l’organizzazione di Cooperativa Itinera.

L’incontro è stato condotto da Emanuele Gamba, attore e regista teatrale e direttore artistico del Teatro Goldoni di Livorno.

Gabriella Pescucci, nata a Rosignano Marittimo, è vincitrice di vari riconoscimenti, tra cui un Premio Oscar, due Premi Emmy, nove Nastri d’argento, due Premi BAFTA e tre David di Donatello. Ha lavorato – tra gli altri – con Federico Fellini, Martin Scorsese, Sergio Leone, Terry Gilliam, Tim Burton, Robert Zemeckis, e il nostro livornese, Paolo Virzì per “La prima cosa bella”.

“Questa non è un’intervista ma una chiacchierata tra amici – ha precisato Pescucci al microfono davanti al pubblico presente, mostrandosi subito simpatica e disponibile – Non essendo più una fanciulla posso dire di aver lavorato molto ma ho ancora voglia di lavorare”.

L’ospite ha raccontato di sé e della sua lunga e prestigiosa carriera, rispondendo, di volta in volta alle domande del conduttore Gamba, e del pubblico presente, molto interessato all’argomento.

“Tutto è partito da bambina – dice Pescucci – andai al cinema e vidi ‘Scarpette rosse’ (film del 1948 diretto da Michael Powell e Emeric Pressburger, n.d.r.), e decisi che volevo fare quel mestiere. Sin da bambina disegnavo molto ed ero brava, e una mia insegnante mi stimolò a fare studi nel campo delle arti, e così, crescendo, andai a Roma a studiare. Mi sono fatta le ossa e ho iniziato come assistente in “Morte a Venezia” e poi, “Ludwig”, entrambi di Luchino Visconti”.

La conversazione prosegue fluida e l’ospite racconta: “Questo lavoro non è soltanto di fatica psichica ma anche fisica, ed io sono molto meticolosa nel mio lavoro. Tra i miei primi incontri importanti, certamente vi fu quello con Piero Tosi, dal quale imparai molto. Per esempio per “Il Gattopardo”, Tosi e Visconti, pensarono di far fare le camice rosse indossate dai garibaldini, tutte diverse tra loro, con stoffe diverse, perché quelli non erano membri di un esercito regolare, per cui non avevano un’uniforme uguale per tutti, ma ciascuno indossava una camicia che era stata tessuta e tagliata ciascun dalla propria madre, per cui ognuna era diversa. Curioso che adesso quelle camicie rosse realizzate per “Il Gattopardo” stanno perfette sui corpi dei dodicenni di oggi, il che ci fa capire come sia cambiato il corpo umano in pochi decenni”.

A chi tra il pubblico fa notare che rivedendo “L’età dell’innocenza” di Scorsese, film per il quale la Pescucci vinse l’Oscar, i personaggi cambiano continuamente abito in base alle scene, la Pescucci precisa che il film era ambientato in periodi storici nei quali era solito cambiare spesso abbigliamento. Tuttavia, rivela, spesso nel film sono gli stessi abiti ma con abbinamenti diversi, quindi, c’è un po’ di trucco anche se non si vede.

Immancabile la domanda sugli Umpa Umpa de “La fabbrica di coccolato” di Tim Burton: “In realtà, ovviamente, l’attore è uno, ma per lui feci molti vestiti diversi”. La curiosità su Burton è troppo forte e Pescucci rivela: “Tim Burton è un uomo geniale, mi dispiace solo che ultimamente faccia meno film”. Da un genio visionario ad un altro, Federico Fellini, per il quale lavorò ne “La città delle donne” e “Prova d’orchestra”. Pescucci, non ricorda come conobbe Fellini, rivela che il regista riminese era un uomo particolare, non parlava molto: “Forse i geni parlano poco”, dice Pescucci riferendosi sia a Fellini che a Burton. Tra i due film di Fellini, il suo preferito è “La città delle donne”.

Aprendo una parentesi sulla moda, Pescucci dice che l’Italia è stata per molto tempo dominata da Paesi stranieri, per cui, soprattutto in passato, gli abiti in Italia sono stati diversi da Milano, Firenze, Roma. “Adoro l’alta moda – aggiunge l’ospite – e avevo preparato dei lavori, fatto i disegni, ma poi l’emergenza Covid ha bloccato tutto”.

A proposito della differenza tra cinema o teatro e opera, Pescucci evidenzia come nel teatro, essendoci un rapporto ravvicinato tra pubblico e attori, il trucco non può essere troppo marcato, altrimenti si rischia di scivolare nel ridicolo.

Quando le chiedono un film che Pescucci avrebbe voluto realizzare, ella esita, poi cita “Marie Antoinette” di Sofia Coppola. E come non esser d’accordo? Lavorando con Burton, si è trovata anche a contatto con Johnny Depp: “È stupendo, allora quando lavorai con lui era bellissimo, adesso è ingrassato, ma le voci su di lui non coincidono con quello che ho potuto constatare di persona; con me è stata una persona deliziosa”.

“L’autonomia sul lavoro – dice rispondendo ad una domanda – non c’è, me la prendo, ma è un discorso di ‘mediazione’”. Ma tra cinema americano ed europeo, la Pescucci non ha dubbi: “La mia storia è qui in Europa, è la nostra cultura!”; e scroscia spontaneo l’applauso dei presenti.

Trovandoci a Livorno, non poteva mancare la domanda su Paolo Virzì: “È andata benissimo, è intelligente, simpatico ed è un ottimo direttore d’attori”. Altra ovazione.

“Quando mi hanno dato l’Oscar mi sentivo provinciale, fra tanti divi di Hollywood, è stata una grande emozione”, ha concluso Gabriella Pescucci tra gli applausi.

I prossimi appuntamenti

Venerdì 20 agosto, ore 18.30
LORENZA INDOVINA e RAFFAELLA LEBBORONI, attrici
conduce Francesco Bruni, sceneggiatore e regista

Sabato 21 agosto, ore 18.30
PAOLA GATTABRUSI, truccatrice
conduce Alessio Porquier direttore del FIPILI Horror Festival

Venerdì 27 agosto, ore 18.30
GIULIETTA MASINA dalla penna di GIANFRANCO ANGELUCCI, regista e scrittore

Sabato 28 agosto, ore 18.30
GUALTIERO LAMI e ANDREA GENOVALI di HOP FROG TV, una realtà
toscana fra teatro e docufilm con la partecipazione di GIORGIO WHITE, attore

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