Wetryk l’illusionista livornese che stregò il mondo

Diego Collaveri gli dedica la 4° avventura del Commissario Botteghi

Antonio Pastacaldi in arte Wetryk
Antonio Pastacaldi in arte Wetryk
  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Passeggiando sul viale Italia ci si imbatte in una schiera di bellissime villette con torrioni e colonne annesse che rendono questa parte di Livorno tra le più suggestive, ma sono pochissimi i livornesi che si sono accorti che una di esse porta sulla facciata la firma di un mago livornese che agli inizi del Novecento stregò il mondo intero. Il suo nome era Antonio Pastacaldi, in arte Wetryk.

La firma di Wetryk incisa sulla facciata della casa sul viale Italia
La firma di Wetryk sulla facciata della villetta. Foto: Valeria Cappelletti

Abbiamo fatto due chiacchiere con Diego Collaveri, sceneggiatore e scrittore livornese, classe 1976, che da poco ha pubblicato il romanzo dal titolo Il commissario Botteghi e il Mago – L’ultima illusione di Wetryk, edito da Fratelli Frilli Editori.

Il libro, un giallo-noir ambientato a Livorno come i precedenti lavori di Collaveri, Il Segreto del Voltone e La bambina del Cisternino, è dedicato proprio alla figura di Pastacaldi.

Diego presenterà il libro lunedì 8 ottobre ore 18 alla Libreria Feltrinelli (via di Franco – Livorno) insieme al comico livornese Claudio Marmugi, al presidente della Corte dei Miracoli Luciano Donzella che eseguirà anche alcuni trucchi di Wetryk e a Fabrizio Ottone, presidente delle Guide Labroniche.

Raccontaci qualcosa sulla vita di Antonio Pastacaldi

Diego Collaveri autore del libro dedicato a Wetryk
L’autore Diego Collaveri

Antonio Pastacaldi nasce nel 1890 ed è subito protagonista di un aneddoto particolare: proprio al momento della nascita fa il suo primo trucco. La madre muore dandolo alla luce e tutti pensano che anche lui sia nato morto, lo mettono perciò nella bara con la donna, finché durante la veglia una cugina non lo vede respirare, subito viene chiamata la levatrice che riscontra che il bambino è vivo. Un’entrata spettacolare, degna di un mago.

Antonio è figlio di un impresario teatrale livornese. Siamo in un’epoca in cui Livorno vive il suo periodo migliore da un punto di vista artistico, ci sono molti teatri e da subito, visto il lavoro del padre, il ragazzo respira l’aria del palcoscenico. Assiste a numerosi spettacoli dietro le quinte anche perché il padre si accompagna a un’altra donna che è stata la prima Lola della Cavalleria Rusticana, non a caso fin da piccolo conoscerà Pietro Mascagni.

Quando diventa più grande apprende i primi rudimenti della prestidigitazione da Alessandro Parrini, un attore livornese, finché non debutta con uno spettacolo di magia tutto suo a Roma. In seguito conosce il mago Watry, un grande illusionista, e si fa ingaggiare come assistente. Nonostante Watry non gli insegni alcun trucco, perché i maghi erano molto chiusi al riguardo, Antonio dopo tre anni si rende conto di essere quasi più bravo del maestro.

Il mago Antonio Pastacaldi
Il mago Antonio Pastacaldi

Qualche anno dopo Watry si ritira e come accadeva ai tempi, Pastacaldi acquista una parte del suo materiale e comincia a preparare un proprio spettacolo. Decide anche di chiamarsi Wetryk, un omaggio al suo maestro, era infatti in uso prendere il nome del proprio mentore, aggiungendo una lettera in fondo o all’interno dello pseudonimo.

Passa del tempo e Pastacaldi comincia a girare in tournee in Brasile, Venezuela, Spagna, Portogallo, in sostanza in tutto il Sud America e infatti il suo nome è famosissimo in quei luoghi. Si concentra in queste zone perché nel Nord America esistevano vere e proprie faide tra i maghi, c’era un altissimo livello di competitività, d’altra parte si parla di persone che arrivavano dalla strada, che raggiungevano un successo spropositato ed erano pronti a difenderlo con ogni mezzo. Wetryk si tiene quindi alla lontana.

Elabora trucchi sempre più complicati e alla fine arriva a esibirsi presso le corti reali diventando tanto famoso da essere soprannominato il “mago dei Re” e la corte spagnola lo proclama gran mago di corte.

Disegno di Lola Airaghi dedicato al libro scritto da Diego Collaveri
Disegno di Lola Airaghi dedicato al libro

Presso La Corte dei Miracoli di Livorno (che si occupa di diffondere l’arte magica, n. d. r.) il presidente Luciano Donzella ha il telegramma, donato dalla figlia Liliana, con cui venne comunicata a Pastacaldi questa onorificenza. Nel 1921 circa comincia a farsi conoscere anche in Italia e inaugura il suo spettacolo più famoso dal titolo “Il sogno dell’Illusione”.

Ma cosa rende Wetryk così famoso?

Lui inventa la figura del mago moderno, come lo conosciamo noi oggi, cioè non un uomo con i poteri, ma un intrattenitore, che, allenandosi giorno e notte riesce a fare dei trucchi. Pastacaldi rappresenta quello che è oggi per noi è il “one man show”.

I suoi spettacoli durano 3 ore, 3 ore e mezzo e mette in scena delle vere e proprie rappresentazioni, ha tantissimi assistenti e costumi, ambienta la scena ai tempi di Luigi XVI o in Giappone. Sono spettacoli enormi e nonostante siano ricostruzioni storiche non cadono mai nella parodia. I giornali lo osannano.

Una sera capita che sia Eleonora Duse che Pastacaldi stiano portando in scena uno spettacolo in due teatri diversi, poco distanti l’uno dall’altro, non appena il pubblico lo viene a sapere abbandona la rappresentazione di Eleonora Duse per vedere Wetryk e il giorno dopo i giornali titolano: “Wetryk più famoso della Duse”.

Poi però Pastacaldi decide di lasciare tutto

La facciata con la firma di Wetryk
La facciata con la firma di Wetryk. Foto: Va.Cap.

Sì, nel 1927 nasce la figlia Liliana dal matrimonio con Amneris Remaggi e lui si ritira dalle scene all’apice del successo.

Un paio di anni prima ha fatto costruire la villa che ancora oggi è visibile sul viale Italia e se si osserva la torretta, con le spalle a Montenero si nota un rettangolo con all’interno la firma di Wetryk, anche quello è un gioco è un vedo non vedo, un po’ come succede con la magia.

La casa dove visse il mago Wetryk
La casa di Wetryk. Foto: Va.Cap.

Pastacaldi si esibisce solo in casa per gli amici, non mancano personaggi famosi come Mascagni, ormai di famiglia, o Gabriele D’Annunzio. Si concede un unico grande spettacolo nel 1929 al Politeama a Viareggio.

Nel 1935 decide di tornare in scena ma non ci riuscirà mai perché scopre di essere malato e muore nell’aprile del 1936. Tre mesi dopo muore anche la moglie e Liliana viene affidata agli zii.

Perché di lui si sa così poco?

Nel 1943, in piena guerra, ai familiari fuggiti da Livorno, si presenta un prestigiatore che si chiama Melchiorre Zatelli che chiede di acquistare il materiale di Wetryk al costo di 10mila lire che a quell’epoca era una cifra esorbitante. La famiglia accetta ma a due condizioni: che vada da solo a prendere il materiale posto in 10 bauli che si trovavano nella casa di Livorno, al quel tempo occupata dai militari, e che non usi il nome d’arte Wetryk, cosa che però lui non fa.

Comincia a esibirsi nel teatro, le persone hanno ancora in testa il nome del mago bravissimo e non si ricordano che è morto perché i mezzi di informazione non sono quelli di oggi e non sono raggiungibili da tutti. Perciò si recano agli spettacoli, ma Zatelli è un mago molto scarso e gli spettatori rimangono delusi. In questo modo il nome di Wetryk viene screditato.

Dopo diverso tempo la famiglia riesce a raggiungere Zatelli e gli intima di non usare più il nome di Pastacaldi, Zatelli allora sceglie quello di Armandis e poco dopo si ritira. Ma avviene un fatto gravissimo: nella sua casa ad Alessandria scoppia un incendio e tutto il materiale di Wetryk va perduto. Le poche cose rimaste sono presenti alla Corte dei Miracoli. Questi fattori fanno sì che il nome di Pastacaldi venga dimenticato.

Come si inserisce in tutto questo il tuo libro?

la copertina del libro dedicato a Wetryk di Diego CollaveriIl libro racconta la quarta avventura del Commissario Botteghi e l’indagine gioca sulla figura di Wetryk, l’intento è di far conoscere alla città questo personaggio.

Anche in questo caso la formula che adotto è mischiare l’indagine a fatti storici di Livorno un po’ meno conosciuti, è un metodo che piace in città e che ha un ottimo riscontro anche fuori, un modo per promuovere Livorno e la nostra storia.

Perno del libro è la villa di Pastacaldi, qui viene ritrovato il cadavere di un notaio che si sta occupando della vendita all’asta della casa. Prima della morte del notaio, tre personaggi dell’illusionismo attuale si sono dimostrati interessati ad acquistarla proprio perché appartenuta al mago. In seguito si scopre che tutto questo interesse deriva dal fatto che in un vecchio baule in Sud America sono state ritrovate delle lettere in cui Pastacaldi accenna a un grande trucco nascosto nella casa che stava preparando per il suo ritorno.

Quindi Botteghi si mette a ricostruire la vita di Wetryk per arrivare alla soluzione dell’assassinio. Anche qui come negli altri libri, c’è un tema centrale, in questo caso si tratta del rapporto tra padre e figlia. Mi ha colpito molto il fatto che Pastacaldi all’apice del successo abbia lasciato tutto per la bambina, l’ho trovato molto romantico e questo romanticismo è un aspetto che pervade tutta la vita di Wetryk anche nel suo lavoro di mago.

Un libro avvincente che tuttavia non tralascia l’aspetto prettamente livornese

Assolutamente, nel libro uso espressioni e idiomi livornesi anche se non troppo, ma soprattutto faccio molti riferimenti all’enogastronomia; qui, come anche negli altri romanzi del Commissario Botteghi, ho cercato di inserire tutto ciò che ci appartiene. Temevo un po’ il giudizio dei miei concittadini e invece, con molto piacere sto notando che i miei libri ambientati in città sono tutti molto apprezzati, anzi, tanti livornesi durante le presentazioni mi danno degli spunti importanti per nuove storie. 

E poi il romanzo si arricchisce di un elemento importante

Sì, il commento del mago Silvan che ha letto il libro in anteprima ed è rimasto molto commosso. Silvan è un grandissimo fan di Pastacaldi, lo scorso anno ha persino ricevuto il premio Wetryk alla Corte dei Miracoli.

Ad Antonio Pastacaldi attualmente non è dedicata alcuna via di Livorno, né si fa cenno di lui al Museo della Città, luogo che racchiude al suo interno la storia di tanti personaggi livornesi. Speriamo che presto il suo nome possa essere inserito accanto a quello di Pietro Mascagni, Amedeo Modigliani, Leonetto Cappiello, Giovanni Fattori, Giorgio Caproni e tanti altri che hanno reso Livorno grande nel mondo.

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