Pausa estiva per il “Cenacolo” dove arte e cibo vanno a braccetto

Ultimo incontro di domenica scorsa

il cenacolo della valle benedetta
Il gruppo del Cenacolo. Foto: S. Rocco
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  • di Simone Fulciniti

LIVORNO – Il ‘Cenacolo’ della Valle Benedetta, con l’ultimo incontro di domenica scorsa, chiude le sue porte per la necessaria pausa estiva.

Lo storico ‘consesso’ (prese vita nel 1971, grazie all’iniziativa di Piero Monteverde, e nel corso degli anni ha visto passare per i tavoli personaggi del calibro di Voltolino Fontani, Bruno Miniati, Renato Natali, Giovanni March, solo per fare qualche nome), si riunisce tutt’oggi due domeniche al mese, rispettando le stesse regole dettate dai padri fondatori: si mangia (tanto, rigorosamente dopo la preghiera del ‘cenacolista’), si beve (preferibilmente vino), poi si discute sui più disparati argomenti sotto l’occhio attento del maestro di cerimonie. Chiunque può partecipare, a patto che lasci i problemi personali in fondo alla salita. Le donne non sono ammesse, e non è consentito parlare di politica.

Per il resto, l’attuale coordinatore Umberto Monteverde (figlio di Piero), concede massima ospitalità e piena libertà a coloro che desiderano apporre la loro firma sul libro della storia. “Se ci sei stato bene – ti dice Umberto al momento del commiato – devi fare soltanto una cosa, ritornare”.

L’arte labronica, ovviamente, la fa da padrona, ed i suoi interpreti migliori sono spesso stati convinti ‘cenacolisti’. Oggi i più assidui frequentatori della Valle sono in prevalenza pittori (Venturini, Chiesi, Calvetti, Bianco, Purromuto, Madiai, Rapezzi, Cristiano), scultori (Filippi), musicisti (Genovesi, Salvadori), fotografi (Rocco), cronisti (l’autore dell’articolo, Gian Ugo Berti), insieme a loro all’avvocato Pino Conti, una delle menti del sodalizio muschiato Stefano Caprina, il collezionista d’arte Carlo Pepi e, come detto, il padrone di casa Umberto Monteverde. E qui ci fermiamo perché la lista sarebbe bella lunga.

I temi dell’incontro finale hanno compreso, tra le altre cose, il ‘Premio Rotonda’, un omaggio ai due ‘giganti’ della cultura italiana recentemente scomparsi Camilleri e De Crescenzo, e l’idea di spostare, durante la pausa, le riunioni in location più ‘estive’.

Una magia che si ripete nel tempo, una delle poche tradizioni cittadine ancora in pieno movimento. Gli spazi della villetta Monteverde sono stracolmi di significato, nulla è mai stato cambiato nel corso degli anni. Soltanto aggiustamenti, ma le sedie e i tavolini (per fare un esempio), sono gli stessi fin dal primo giorno. E allora, lunga vita al glorioso ‘Cenacolo’ !

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1 Comment

  1. Un grande onore fare parte del CENACOLO è dal 1995 che io ne prendo parte con grande entusiasmo dopo la grande perdita del grande giornalista LUCIANO BONETTI-UMBERTO MONTEVERDI mi affido L”incarico di cerimoniere ruolo che puntualmente copro con grande soddisfazione grazie amici cenacolisti siete una forza ANTONIO CRISTIANO

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