La Cabina del Vento: un telefono senza fili per connettersi con il mondo

Disegno di Maria Cristina Manetti
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Pubblicato ore 12:00

  • di Patrizia Caporali

Nel comune di Capannoli, in un paesaggio incontaminato della Valdera, in provincia di Pisa, circondati solo da un grande silenzio, c’è un qualcosa di veramente particolare, è la Cabina del Vento.

L’invenzione, presa in prestito dal Giappone, risale al 2010 quando il designer di giardini Itaru Sasaki costruì una cabina dotata di un telefono senza fili e senza connessioni digitali per continuare a dialogare con il cugino, da poco scomparso. Divenuta meta di pellegrinaggio, Sasaki decise di aprire la cabina telefonica al pubblico e l’anno successivo, dopo l’immane tragedia dello tsunami, migliaia di persone cominciarono a cercare qui un contatto con i propri cari venuti a mancare.

Così l’idea dal Giappone arriva in Italia e oggi la cabina, appoggiata sulla cima di un poggio, come se fosse un tempio antico, si trova a San Pietro Belvedere, in uno spazio libero che gode di una vista a 360 gradi; è in legno, dipinta di bianco e al suo interno ospita un telefono disconnesso dal mondo, collegato al niente: non si può telefonare a parenti e amici, ma ci si può mettere all’ascolto del proprio cuore per esprimere in modo intimo i propri sentimenti.

La cornice suggestiva della campagna circostante accentua l’esperienza, offrendo un momento di contemplazione e di immersione nella bellezza del paesaggio. L’ideatore Marco Vanni, fotografo e direttore artistico dell’associazione Life for Music, ha deciso di inaugurare la cabina il 21 dicembre 2023 nel giorno del solstizio d’inverno, certo che si possano affidare le proprie parole al vento, nella speranza che qualcuno in qualche parte del mondo possa riceverle.

L’esperienza, vissuta nella cornice suggestiva della campagna, è davvero intima e struggente, quasi surreale. Si entra nella cabina telefonica lasciando fuori i problemi, i pensieri e le aspettative per mettersi all’ascolto del proprio cuore, in modo che nascano le parole più autentiche e sincere che vorremmo dire a chi non c’è più o a chiunque vogliamo.

Questa installazione che combina arte e natura, creando un’esperienza sensoriale unica, è un invito a lasciarsi alle spalle, momentaneamente, il caos e il disordine di ogni giorno per trovare una connessione con chi non è più fisicamente con noi. Ma non è vincolante salire su solo per parlare simbolicamente con chi non è più presente nella vita, si può andare anche per urlare, per meditare, o per affidare al vento emozioni e pensieri, poiché il vento diventa il messaggero tra due mondi, lui non giudica, li prende e li trasporta ovunque, magari arrivando anche a destinazione.

L’invenzione ci fa riflettere, riportando alla mente i messaggi in bottiglia affidati alle onde del mare che spesso vengono raccolti in chissà quale parte del mondo e talvolta raggiungono persone che si impegnano a cercare il destinatario o che le custodiscono come un tesoro. Le parole nel vento chissà se raggiungeranno mai qualcuno, ma è comunque bello sognarlo, immaginarlo, crederci.

Infatti, arrivare in questo angolo di tranquillità, può rappresentare l’occasione per ammirare il magico paesaggio della campagna toscana cercando di ritrovare se stessi, circondati solo dal rumore del vento e da quello delle proprie emozioni. La versione italiana del telefono del vento diventa dunque non solo luogo del ricordo ma anche luogo dell’anima e finisce per assumere un carattere sia poetico sia simbolico, a dimostrazione di come l’uomo, prevalentemente condizionato dalla tecnologia, possa ideare e vivere momenti in cui siamo capaci di dialogare con la nostra interiorità e con l’infinito.

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