In giro per Firenze alla scoperta delle “buchette del vino”

Per la vendita direttamente dalla cantina alla strada

a firenze a caccia delle buchette del vino
Uno scorcio di Firenze
  • di Patrizia Caporali

La storia non è fatta solo di guerre, personaggi e date, la storia è fatta anche dalle persone comuni, con le loro abitudini, le loro passioni, le loro credenze, i loro misteri. E Firenze, forse più di tante altre città, ci fa continuamente omaggio di tanti segreti ora curiosi, ora incomprensibili, ma sempre piacevolmente intriganti.

Uno tra i più insoliti sta sotto gli occhi di tutti, nelle numerose stradine del centro, in modo nemmeno troppo evidente, ma quando viene notato è immediato chiedersi il senso, la funzione di quelle piccole aperture poste nelle facciate dei palazzi nobiliari, all’altezza dei fondachi, situati al piano terra.

Quelle finestrelle, i cosiddetti Tabernacoli del vino, per le cornici di pietra che li decorano, sono lì per raccontare un’antica tradizione fiorentina: la vendita del vino direttamente dalla cantina alla strada.

Il vino, apprezzato in Toscana prima dagli etruschi, poi dai romani, nel medioevo diventa così importante da costituire una delle Arti Minori e aprire l’accesso all’Arte dei Vinattieri per coloro che lo producono.

Così, quando la grande mercature delle stoffe e dei panni di lino, base dell’economia medievale e rinascimentale, si scontra con la concorrenza dei paesi del nord, scaltri banchieri e audaci mercanti fiorentini riescono a trasformarsi in proprietari terrieri e, cercando di mettere a frutto i loro capitali, investono sui prodotti alimentari caratteristici della zona, in particolare, sul vino.

Proprio nel corso del ‘500, con il ritorno dei Medici a Firenze, nascono tante buchette, si diffondono soprattutto in città ma anche, in misura minore, nel resto della Toscana. Pressoché identiche nello stile ed eleganti a vedersi, perché decorate da una cornice in pietra, con struttura arcuata, chiusa da un sportello in legno, rappresentano un meccanismo semplice per vendere senza ricorrere ad altri intermediari. Addirittura ai primi del ‘900 c’è ancora chi fa richiesta per l’apertura nel muro esterno della sua casa e così, per quasi quattro secoli, migliaia di fiaschi di vino passano attraverso tali originali finestrini.

Questa fortunata innovazione delle famiglie fiorentine, infatti, permette di commerciare comodamente nel loro palazzo, tramite un servitore che si affaccia per servire i clienti, con recipienti di capacità controllata e in orario consentito dal rigido regolamento, che ne impone il divieto al suono delle campane della sera.

Un vano collega la via cittadina con una stanza al piano terreno, vicina o addirittura corrispondente con la cantina del palazzo. Da queste finestrelle, alte non più di 40 cm, i passanti possono appena scorgere le mani del servitore di turno, che offre loro la gustosa bevanda in cambio di una somma modesta e con la massima discrezione.

Niente di meglio per tutti gli amanti del nettare degli dei! Questi tabernacoli del vino sono considerati quasi come le porte del paradiso: viene eliminata l’intermediazione dell’oste con l’eventuale aumento del prezzo, si può acquistare direttamente per strada e si può mantenere una certa riservatezza.

Insomma, in questo periodo, un fiume di vino inonda la città alimentando spesso una letteratura popolare festosa e ironica, come proverbi, aneddoti e poesie che rispecchiano il carattere finemente arguto dei fiorentini.

Ma le buchette, all’epoca, hanno anche uno scopo talvolta più nobile e sono utilizzate per una sorta di beneficenza. Nel piccolo vano, infatti, viene lasciato del cibo o una brocca di vino per i più bisognosi.

Sparse qua e là per Firenze (solo nel centro storico se ne contano poco meno di 150), molte sono state murate, mentre altre rimangono sulle pareti dei palazzi, a testimonianza dell’antica consuetudine e conservano un’incisione con l’indicazione dei giorni e gli orari delle vendite. Un occhio più attento ai particolari può trovarle in via Santo Spirito, sul magnifico Palazzo Antinori di via de’ Tornabuoni, in via del Giglio, in via del Sole a pochi passi dalla Basilica di Santa Maria Novella e in tanti altri angoli più o meno noti della città.

Sono solo microarchitetture di grande interesse, totalmente sconosciute nelle altre parti d’Italia, studiate e censite dall’Associazione Culturale Buchette del vino che spesso ne scopre di nuove che vanno ad arricchire la già preziosa collezione e ad accrescere l’originale vanto della Toscana.

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