Curiosità dall’Arte: e Pablo divenne Picasso

Il periodo Blu lo rende un pittore inconfondibile

Pablo Picasso
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Pubblicato ore 07:00

  • di Glauco Fallani

Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno Crispin Crispiano de la Santissima Trinidad Ruiz y Picasso è il lunghissimo nome completo di un bambino che nacque a Malaga il 25 ottobre 1881. La legge spagnola consentiva di far proprio il cognome della madre e da adulto lui scelse di usufruirne assumendo da allora il cognome di Picasso.

Non ancora ventenne si reca una prima volta a Parigi e ne rimane talmente impressionato che l’anno seguente vi tornerà per restare in Francia tutta la vita. Non è ancora Picasso, è solo Pablo: un giovane spagnolo nell’allora indiscussa capitale culturale del mondo intero. Una sorta di affascinante scavezzacollo in cerca di novità, di gloria e di fortuna. A Barcellona è stato una promessa, un “ragazzo prodigio” (a soli 14 anni aveva già esposto un suo grande dipinto ottenendo in patria un meravigliato consenso da parte della critica), in Francia deve ancora trovare un modo per farsi valere.

Lavora febbrilmente, produce uno dopo l’altro i suoi primi quadri parigini, ma ancora non riesce a maturare uno stile personale. La concorrenza è altissima e ancora rimane uno dei tanti, uno dei molti pur bravi pittori che, come lui, frequentano la capitale francese: le stesse strade, gli stessi bistrot, gli stessi musei, le stesse gallerie, gli stessi mercanti sempre a caccia di nuovi talenti che in qualche modo riescano a distinguersi per lanciarli sul mercato. La morte prematura dell’amico Carlos Casagemas suicidatosi per amore innesca la scintilla, gli fornisce l’occasione per mettere in atto un’idea che, pur nel sincero dolore, lo renda riconoscibile per cominciare a mettere una distanza tra il suo modo di lavorare e quello di tutti gli altri. Si mette a dipingere, una dopo l’altra, una serie di tele giocate completamente sui colori blu, turchino, azzurro, grigio che segnano la distanza venutasi a creare tra lui e l’amico passato ormai in un’altra dimensione. È il periodo Blu. Colori freddi, insomma, che semplicemente si dimostrano capaci di mettere in evidenza lo stato d’animo di un cuore velato da una perenne malinconia ma, allo stesso tempo, anche riconoscibili, immediatamente riconducibili alla mano che li ha stesi sulla tela, la mano ormai per tutti inconfondibile di un certo Pablo venuto da lontano, ma che in fondo alle sue opere pone una firma semplice e anch’essa inconfondibile, la firma di Picasso.

È l’inizio di un successo, di una leggenda che lo accompagnerà oltre la sua stessa vita. Molti anni dopo ad Antibes l’ormai celeberrimo Picasso fu ripetutamente avvicinato da una signora frequentante la sua stessa spiaggia che, petulante, continuò per l’intera estate a chiedere al Maestro il regalo di un piccolo disegno. Alla fine il pittore prese un foglio e con pochi gesti da par suo vi creò sopra una semplice figura prontamente consegnata nelle mani della vicina di spiaggia. Questa, però, subito chiese: “Ma Maestro, non me lo firma?”. E Picasso, di rimando: “Mi dica cara signora, lei da me vuole un disegno o vuole un assegno?”.

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