Curiosità dal mondo: la gondola, simbolo di Venezia

Si compone di 280 pezzi di legno di otto diverse varietà

Foto di Kurt Monauni da Pixabay
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Pubblicato ore 07:00

  • di Patrizia Caporali

Impossibile pensare a Venezia senza avere davanti agli occhi una gondola che scivola con eleganza sulle acque dei canali… ma la gondola, manovrata con leggerezza da una sola persona con un unico remo, nonostante gli 11 metri di lunghezza e pesante quasi 600 Kg, da quando è apparsa con le sue particolari caratteristiche?

Non esiste una data di nascita precisa e ufficiale, ma esiste un decreto del 1094 in cui il doge Falier usa per la prima volta il termine gondolam, la cui etimologia latina cymbula, indica una piccola imbarcazione, anche se altre fonti ne sostengono una derivazione greca kondura, che invece significa barca a coda corta.

Intorno alla gondola ci sono tante storie e ancora si racconta la leggenda di un drago (o un immenso coccodrillo) che viveva nelle profondità della laguna e quando si arrabbiava soffiava sulla superficie delle acque, avvolgendo la città con una fitta coltre di nebbia. Niente riusciva intimorire il drago, se non il gondoliere; per questo motivo non affiorava mai in superficie, perché la danza delle gondole non si fermava mai.

Agile e leggera, questa imbarcazione rappresenta un pezzo di storia che continua a solcare i canali tra palazzi e ponti perché, all’epoca della Serenissima, le persone camminavano poco e si spostavano perlopiù in barca; ogni famiglia, indipendentemente dal prestigio, aveva personalmente gondole e gondolieri. Coloro che, invece, non possedevano tutto questo, potevano scegliere fra numerosi luoghi di sosta situati in ogni angolo della città dove, salendo su una gondola a noleggio, si muovevano per tutta la città, ma anche verso le altre isole della laguna o per raggiungere la terraferma.

Pensare che già nel 1580, a Venezia, circolavano circa 10.000 gondole, mentre oggi, particolarmente con lo sviluppo delle barche a motore, ne restano soltanto 433. E all’epoca era davvero spettacolare vedere, ad esempio, 5/6.000 gondole pronte ad accogliere qualche ospite illustre, come Enrico di Valois, nel 1574; oppure ammirare la regata di un centinaio di gondole che accompagnavano l’Imperatore d’Austria Francesco I e la moglie lungo il Canal Grande, nel 1825.

Così, guardando queste singolari imbarcazioni, talvolta sembra siano tutte uguali, ma non è così. Infatti, sebbene siano accomunate da diverse caratteristiche, ognuna di esse è un vero pezzo unico, costruita su misura per ciascun gondoliere che, grazie a quel fondo piatto e alla ridotta porzione di scafo sott’acqua, riesce a condurla anche in fondali poco profondi.

La gondola, la cui principale particolarità è l’asimmetria, con il lato sinistro più largo di 24 cm rispetto a quello destro, per compensare lo spostamento causato dallo stile di rematura con un solo remo, è composta da 280 pezzi di legno, di otto diverse varietà e ha solo due elementi in metallo: a prua, il fèro (ferro), il caratteristico pettine a forma di S, simile all’andamento del Canal Grande, con 6 denti che ricordano i sei sestieri di Venezia, e a poppa, il risso (riccio) che sembra simboleggiare l’isola della Giudecca.

Un tempo, al centro dell’imbarcazione, veniva montata una copertura invernale e notturna chiamata felze, dotata di porta, finestre scorrevoli, specchi e persino uno scaldino, per proteggere i passeggeri dal freddo o dagli sguardi indiscreti. Oggi tutto ciò è quasi completamente in disuso.

Un’altra originale curiosità storica riguarda il suo colore: la gondola non è sempre stata nera, anzi originariamente era ricoperta di dorature e stoffe preziose tanto che, nel periodo di massimo splendore, spesso esisteva una sfida tra i nobili veneziani per chi possedesse la gondola più sfarzosa, simbolo di potere e ricchezza. Per limitare questa smodata competizione, un decreto del 1609 imponeva di verniciare la propria imbarcazione di nero, considerato un colore elegante, più adatto a un mezzo di trasporto signorile, come le carrozze ottocentesche. Ma è solo nel 1630, anno della terribile pestilenza, che i nobili cominciano a rispettare l’imposizione del colore nero in segno di lutto per tutte le vittime uccise dall’epidemia.

Certo la costruzione di un’imbarcazione così unica nel suo genere può richiedere parecchi mesi e da sempre è affidata agli squeraioli, i carpentieri specializzati nella costruzione di gondole, che si tramandano il mestiere di padre in figlio e di maestro in apprendista, lavorando nello squero, il cantiere con la piazzola inclinata sul canale per rendere agevole l’accesso diretto alle barche.

Da sempre impegno, esperienza e maestria permettono la creazione di un’opera straordinaria che nella sua unicità è il simbolo e l’essenza stessa di Venezia. I canali della città continueranno a essere solcati da comodi mezzi di trasporto come traghetti, taxi d’acqua, vaporetti, ma niente potrà contendere la bellezza esclusiva e regale di sua maestà la Gondola.

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