Curiosità dal mondo: il tè narrante

Tutto nasce da una notte insonne dell'architetto Adriano Giannini

Di Maria Cristina Manetti
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Pubblicato ore 14:00

  • di Patrizia Caporali

Se, come dice qualcuno, con la cultura non si mangia, allora beviamocela!

E da qui a Narratè il passo è breve. Tutto nasce da una notte insonne dell’architetto toscano Adriano Giannini che, nell’attesa fosse pronta una camomilla, anziché leggere e rileggere gli ingredienti scritti sulla scatola, intuì che sarebbe stato bello avere sotto gli occhi qualcosa di più interessante, senza niente di impegnativo.

Formula magica e innovativa che rapidamente diventa un’opportunità per leggere e conoscere nuove città, personaggi dell’arte o della storia, classici della letteratura, tutto in pochi minuti, giusto il tempo dell’infusione per avere un tè.

Non dimentichiamo che da secoli, sorseggiare un buon tè alle cinque del pomeriggio rimane un rito immutabile, irrinunciabile per la tradizione inglese, spesso sostenuto anche dalla letteratura.

Già Gabriele D’Annunzio ne Il Piacere racconta di un sacco di tè di ottima qualità donato al protagonista, così come in Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carrol descrive una tavola apparecchiata per il tè, davanti alla casa del Cappellaio Matto e, ne Il ritratto di Dorian Grey, anche Oscar Wilde ricorda il tè servito tra il tintinnio di tazze e i piattini di porcellana.

Allora perché non unire le due tradizioni in modo originale, trasformando questa piacevole abitudine in un vero e proprio narrante?

Ed ecco Narratè, un insolito prodotto di food design che si fonde con l’editoria: una bustina di tè contenente miscele di alta qualità, dall’aroma che ricorda città ben precise e un libretto con un racconto breve, da consumare velocemente.

Decisamente gradevole l’idea, perché ha lo scopo di intrattenere con letture leggere e divertenti, valorizzando un tempo di attesa che forse andrebbe sprecato con gli occhi puntati ancora sullo smartphone o a rileggere, per l’ennesima volta, quanto stampato sulla confezione.

Insomma una piccola guida che racconta l’essenza, la personalità di una grande città, unendo la lettura a una teabag che analogamente la richiami con ingredienti territoriali o evocativi. Così, insieme alle miscele tradizionali, Milano viene identificato con lo zafferano, Roma con la menta e l’alloro, Firenze con il rosmarino, Venezia con i chiodi di garofano e la noce moscata.

Oltre al filone editoriale sulle metropoli del mondo, che per le intrinseche caratteristiche si presta a divenire un simpatico ambasciatore di città ed eventi, c’è quello del marketing promotion, per raccontare imprese e aziende legate al mondo della creatività, del food, della cultura, come la linea cultural speaker, associata e concepita come una sorta di diffusore culturale.

Al riguardo, si propongono piccole biografie di grandi personalità oppure si suggeriscono brevi brani estratti dai classici della letteratura, nell’intento di appassionare il lettore, di far scoprire un autore e invogliarlo poi all’acquisto dell’opera integrale.

Insomma invitare alla lettura nel tempo di un tea break è davvero un modo speciale per dissetare spirito e corpo, non solo per passare del tempo ma per vivere con un nuovo stupore l’esperienza meditativa della cultura in tazza.

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