La rubrica della Cespu. “Mi manchi come un concerto”: intervista al The Cage

Nuovo appuntamento con Covid and the City di Alessia Cespuglio

Grafica di Raffaele Commone
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Pubblicato ore 14:53

di Alessia Cespuglio

Mentre prima parlavamo di un sacco di cose, e anche di sesso, adesso parliamo solo di Covid. Ammettiamolo. Tanto vale parlarne apertamente. Uno sguardo libero e quanto possibile sorridente su quello che ahinoi sta capitando a tutti.

Per domande, contributi, stimoli ed opinioni, per un confronto divertito vecchia maniera senza che sia solo “social” scrivete a covidandthecity2.0@gmail.com, Alessia vi risponderà.

Cari amici e amiche

Scritta Gabriele Milani. Foto: Francesco Luongo

Sì! Ne parlano tutti e anche io ne voglio parlare. Una settimana fa circa è spuntata questa scritta sul nostro lungomare “MI MANCHI COME UN CONCERTO” ed è subito virale, gira ovunque, sul telefono mi sarà arrivata venti volte e su Facebook era postata da tutti. E a ben ragione. Mi manchi come un concerto. A chi mancano i concerti in questo momento, a chi aspetta a gloria il momento in cui il Covid ci restituirà un po’ delle nostre libertà, questa scritta è arrivata subito dritta al cuore. Mi manchi come un concerto. Che dichiarazione d’amore. Vorrei tanto conoscere il poeta o la poetessa che l’ha scritta. Quanto vi manca un concerto? A me da morire. E quando ho letto la scritta ho pensato a tutti i concerti della mia vita. Tanti a giro per il mondo. Belli. Importanti. Ma tanti ne ho visti qui, perché sì che sono teatrante, ma ho tantissimi amici musicisti a Livorno, e non solo. Ho passato le serate che non ero in scena a vedere gli altri suonare a Livorno e ovunque. Mi manchi come un concerto.

Rifletto un attimo e decido di intervistare il THE CAGE. Un club che negli anni è diventato uno dei più famosi in Italia, dal quale passano gli artisti più importanti. L’ho sempre frequentato da quando era in via Cestoni fino a ora. Cioè fino a un anno fa, da quando siamo chiusi tutti. I gestori Toto e Mimmo sono degli amici, come i tecnici, le bariste, la sicurezza, tutto la Crew. Che a loro non piace essere chiamati Staff. Ma non voglio intervistare loro, voglio intervistare proprio il THE CAGE. Toto sbuffa sempre quando lo chiamo, ma mi vuole bene e mi dice che se voglio parlare proprio col THE CAGE devo andare al Sonnino, al mare.
Decido di andare. Ieri mattina c’era un sole splendido, prendo la macchina a vado al Sonnino. Faceva freddo ma i colori erano così belli da commuovermi. Scendo fino giù. Non c’è nessuno. Non c’è nessuno tranne, una persona. Mi avvicino.
Cespu- Scusami, sei tu?
The Cage – Dipende chi intendi per Tu.
Cespu- Scusami, Toto mi ha detto che ti avrei trovata qui.
The Cage – Beh, se te l’ha detto Toto (e ride).

Amici e amiche, ecco lo scoop: il The Cage è donna. Non l’avrei mai detto. Una giovane donna. Ha degli occhi neri profondi e una voce scura. Se ne sta appoggiata al muretto e guarda il mare, è sulla spiaggetta in jeans, scalza. Porta una maglietta scura con delle scritte e i capelli sono lunghi e neri. È rockissima ovviamente, gentile.

Cespu – Non avrei mai detto che fossi donna.
The Cage – Perché no? In me accadono cose. In tutti questi anni quante migliaia di persone mi hanno abitato, entravano ragazzini e ragazzine e ne uscivano uomini e donne. Entravano piccoli spermatozoi e uscivano, fecondati dall’arte, dalla musica, dalla socialità, esseri umani.
Cespu – Wow.
Sono allibita. Anche io sono entrata al The Cage che avevo 22 anni e quante esperienze mi hanno formata lì dentro. Ho pianto, ho riso, mi sono emozionata, ho sentito cose meravigliose. Un The Cage inedito, generante. Lei è bellissima, pare una dea. Poi siamo al Sonnino.
Cespu – È un anno che tutti i teatri sono chiusi, neanche un concerto. Come stai?
The Cage – Come tutti. Aspetto. Vengo al Sonnino. La notte me ne sto davanti alla tv, mi addormento, poi mi sveglio alle 2 magari non ridormo fino alle 4 e mezzo.
Cespu – Come ti capisco. Cosa ti manca di più del lavoro?
The Cage – Tutto il bello ovviamente il sound check, l’arrivo degli artisti, quando il pubblico si incammina sulla via Del Vecchio Lazzeretto ma guarda ti dirò (si leva gli occhiali da sole e si accende un cicchino) sai cosa mi manca da morire?
Cespu- Dimmelo.
The Cage – Alle 4.30 quando finisce la serata , siamo lì con l’ansia perché ci son centinaia di ragazzi dai 17 ai 24 anni che devono tornare a casa, e allora ti preoccupi che escano tutti tranquilli, ti accerti che quello troppo ubriaco non guidi e vada in macchina con l’amico, che tutto fili liscio. Mi manca anche quel momento dove vedo tutta la crew che si occupa di tutti. Lo so che fanno i guappi, ma sono padri di famiglia ormai, fanno tenerezza quando mandano via i ragazzi quasi uno per uno e si accertano che la serata sia conclusa bene e per tutti. Abbiamo visto crescere tanti bimbi diventare adulti. Compresa la tu’ figliola.
Cespu – La mia?
The Cage – Eccerto. La tu’ figliola, accompagnata da te, ci ha messo piede a 15 anni da me. Bel Tipo.
Cespu – Grazie.
The Cage – Aspetta anche prima. Ce la portasti tu al concerto di “Tito e Tarantula” che aveva 12 anni. La prima volta.
Faccio un salto indietro nel tempo. È vero. Ottobre 2012. Concerto epico di un gruppo messico- statunitense diventati icone musicali grazie al connubio con Quentin Tarantino e Robert Rodriguez. Che serata meravigliosa.
È un attimo e ho le lacrime agli occhi. E lei se ne accorge.
The Cage – Ne abbiamo visti di figlioli. E ne abbiamo anche fatti nascere, sai quanti si sono innamorati da me?
Ride. È bellissima.
The Cage – Ecco, dicevo, dopo che tutti sono andati via, rimaniamo solo noi, la crew. Saremo più di 30 fra tecnici, sicurezza, comunicazione, le bariste, i dj’s quando. Si chiudono le porte e si fa due chiacchiere prima di andare a letto. Mi manca quello. Tanto. Essere tutti insieme e che la serata sia andata bene.
Se prima l’immagine della mi figliola al Cage mi aveva commosso, il fine serata descritto con così tanto amore, mi spezza.
Mi accendo una sigaretta. Anzi carico la mia sigaretta elettronica.
The Cage – Ma cosa fai Cespu?
Cespu – O allora devo diminuire le sigarette, non guardarmi così. Colpa del lockdown.
The Cage fruga nella borsa e si apre una birra. La guardo estasiata. Com’è rock.
Cespu – Parlami di cosa ti aspetti dopo questo periodo.
The Cage – Livorno è contemporaneità. È risaputo. Negli ultimi 15 ma anche 20 anni è sinonimo di rock, di pop. Parlo di musica ovviamente, che non mi espongo parlando della altre arti. Basta vedere la foto che sta girando sul web “Mi manchi come un concerto” è diventata virale forse anche perché è stata scatta a Livorno. Non so se l’avessero fatta a Ostia sarebbe stato lo stesso. Senza levare nulla a Ostia. Perché a Livorno, anche grazie a noi, nel nostro piccolo, sì diciamo grazie all’1% a noi, ma soprattutto a tutte le band, a tutti i musicisti, a tutti i poeti, a tutti gli scansafatiche, a tutti gli organizzatori, a tutte le energie delle persone che si sono dovute rimboccare le maniche causa mancanza di altro tipo di lavoro in città, siamo diventati un’eccellenza. Negli ultimi tempi questa contemporaneità non esce fuori, ovviamente causa Covid ma anche per alcune scelte bellissime e giustissime della politica nostrana che, menomale e finalmente sta riscoprendo il contributo che livornesi importanti hanno dato alla storia dell’umanità, vedi Modigliani e Mascagni, di questo non solo sono felice e ne vado fiera e come posso promuovo tutti questi eventi.

Però non vorrei che magari ci si abitua a non sentir parlare di tutto il resto. Livorno è contemporaneità soprattutto. E va spinta questa energia. Ricordo spesso, facendo una battuta, che l’artista che da sempre ha fatto più numeri nella storia della nostra città, che è arrivato più alla massa, è un artista contemporaneo: Ilario Alicante, un dj che suona in tutto il mondo davanti a decine di migliaia di persone. È uno dei top dj. È tra i 10 migliori dj al mondo. Questo ha prodotto Livorno negli ultimi vent’anni ed è solo un esempio, ma sappiamo che ci sono tantissimi esempi, li sappiamo i nomi, poi magari me ne dimentico uno e faccio una cazzata. Ma anche tra i giovanissimi ci sono spinte propulsive enormi. Anche in generi musicali che non hanno a che fare con me. Vedi Enrico Nigiotti che uscendo dai talent ,si è imposto come cantautore mainstream, pop, però lo rispettano come musicista perché è un chitarrista incredibile, canta da Dio, scrive canzoni. Mainstream. Ma scrive belle canzoni che cambiano la vita alle persone. E questo solo per dirne uno. Poi ci sono tutti gli altri. Che sappiamo bene. Ecco il Covid ha resettato tutto, se posso dire, mi impegnerò perché questa bellissima energia prodotta negli ultimi vent’anni di storia di musicale di questa città non vada persa. Ma anzi venga ancora più valorizzata.

La guardo. The Cage mi sorride, si alza e mi dice che vuole fare il bagno. Le dico che fa un freddo cane ma lei in un secondo è in costume e si tuffa nell’acqua cristallina del Sonnino.
Dall’acqua mi urla – Ciao Cespu alla prossima.
La guardo nuotare. Risalgo fino alla macchina. All’improvviso mi manca tutto. Mi risuonano in testa solo parole come LIVORNO È CONTEMPORANEITÀ, ENERGIE DA NON BUTTARE, GRANDI MAESTRI E SPINTE PROPULSIVE, I TEATRI SONO CHIUSI DA UN ANNO.
Monto in macchina. Cazzo.
Mi maca tutto. Mi manchi.
Mi manchi come un concerto.

Amici e amiche un grazie a Toto Barbato per l’intervista particolare, un abbraccio a tutta la crew del Cage: Mimmo, Ivan, Matteo, Cecilia, Ema e tutti gli altri che sono tantissimi.
Un grazie speciale a Francesco Luongo per la foto.
Mentre scrivevo l’articolo ho letto su Facebook anche chi è l’autore della scritta quindi tanti complimenti e un grazie di cuore all’autore della scritta: Gabriele Milani.

Come vedete riesco a parlare di musica. di arte ma non di teatro, non ve ne siete accorti che lo faccio poco?
È che non ce la faccio.

È QUASI UN ANNO CHE I TEATRI SONO CHIUSI.
Questo giro di boa mi è arrivato addosso come uno schiaffo.
Un abbraccio a tutti i colleghi e le colleghe, gli attori e le attrici, i registi, le registe, i tecnici, gli organizzatori, le organizzatrici, le autrici e gli autori i nostri allievi, gli spettatori, e se mi son dimenticata qualcuno amen.
Forza ragazzi ce la faremo

Vi love tutti
Una di noi

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