La Rubrica della Cespu: “Cercasi Covid disperatamente”

Nuovo appuntamento con Covid and the City di Alessia Cespuglio

Grafica di Raffaele Commone
Share

Pubblicato ore 12:50

  • di Alessia Cespuglio

Mentre prima parlavamo di un sacco di cose, e anche di sesso, adesso parliamo solo di Covid. Ammettiamolo. Tanto vale parlarne apertamente. Uno sguardo libero e quanto possibile sorridente su quello che ahinoi sta capitando a tutti.

Per domande, contributi, stimoli ed opinioni, per un confronto divertito vecchia maniera senza che sia solo “social”
covidandthecity2.0@gmail.com, Alessia vi risponderà.

Sono le 11 del mattino di una mattina di sole di pochi giorni fa. Arrivo puntuale perché è la prima volta che faccio un’intervista per Livornosera.it, e non voglio far fare brutta figura con Valeria Cappelletti che una redattrice disponibile ma esigente, che mi ha affidato questa intervista esclusiva.

Mi controllo nello specchietto della mia Toyota Aigo rossa fiammante: il trucco è a posto, il capello pure (durante il lockdown arancione sono riuscita pure ad andare dal parrucchiere) , abbigliamento vivace ma sobrio da quarantenne in forma. Arrivo in anticipo di 15 minuti, chi devo intervistare è un mistero, un personaggio emblematico di questo periodo e fra tutti ha deciso di farsi intervistare dalla Cespu. Pensate voi.

Insomma l’appuntamento è in Piazza Grande. Sono quasi emozionata. Che aspetto avrà? Non faccio in tempo a fantasticare il suo aspetto fisico che mi si para davanti.
– La Cespu?
– Sì sono io. Lei è…
– Sì sono io.
– Lei è proprio il …
– Lo dica pure, non tema alcunché.
Lei è il Covid!
– Sono proprio io. In mascherine e droplet.

Non vorrei che la situazione surreale sopra descritta vi traesse in inganno. Non solo credo che questo virus esista né tantomeno lo sottovaluto nelle sue potenzialità distruttive e debilitanti per il singolo e per la comunità tutta. La domanda è la seguente: ma perché non mi sono ancora ammalata? Pratiche “migliori” di altri? Non credo. Meno “contatti ” di altri? E anche questo non lo credo. Sistema immunitario più forte di altri? Non sarebbe verificabile con precisione né comparabile in alcun modo. Perché ho avuto più “fortuna” di altri? A questo punto si aprirebbero considerazioni da bar tipo “fortunata al gioco, sfortunata in amore” e viceversa. E su questo punto sfiderei chiunque a capirci qualcosa.

Insomma nel frattempo io intervisto il Covid.
Lo so che sarebbe meraviglioso che io riportassi esattamente questa magnifica intervista immaginaria col Covid. Il mio analista, sant’uomo, mi consiglia di prenderlo – il fatto che io non mi sia ancora ammalata- come dato oggettivo e non come dato soggettivo. Qualcosa vorrà dire.

Il sole era caldo, ascolto parlare COVID del suo periodo qui in Italia, le difficoltà che ha incontrato per inserirsi nel tessuto sociale, capire le leggi, le disposizioni e cascata tutto il resto: protocolli, fasi, Dpcm, colori e chissà cosa ancora ci aspetta. Parla bene, è simpatico, ironico ma mai irrispettoso della gravità della situazione attuale. Siamo a dei numeri che fanno ancora rabbrividire.

Ma mentre COVID parla mi trovo a sognare aperitivi di massa, concerti con migliaia di persone con tanto di pogo selvaggio, spettacoli affollati di pubblico e attori, allenamenti, palestre pieni di uomini e donne sudati che si occhieggiano senza considerare il loro abbigliamento di dubbio gusto, cene con centinaia di parenti odiosi che ad ora vedrei tanto volentieri.

Faccio finta di prendere appunti. Non lo ascolto più. Parla a macchinetta. Di quello che pensa di Conte, il cash back – ride – , di un sacco di faccende parecchio interessanti ma io insomma, mentre lui continua a ragionare a rota, io in realtà al di qua della mia mascherina FPP3 ho cominciato a farmi domande nuove.

Nel frattempo COVID, in un bel completo blu scuro elegante ma un po’ cugi, si congeda lamentandosi dei tanti impegni un po’ ovunque nel mondo, mi ringrazia, io lo saluto con la mano. Non lo vedo sorridere perché ha una faccia di mascherine infinite ma potrebbe essere che sorrida.
– Una domanda scusi ma perché ha accettato di farsi intervistare proprio qui a Livorno? (tutto questo sotto le note di “Tre Cose” di Malika Ayane).
– Non lo so mi aveva colpito la storia del tipo che è entrato al pronto soccorso con la Panda.
– Ma come?
– Sì m’ha fatto ridere venti minuti volevo vedere com’era questa città.
– E… ? E non m’ha mica risposto. Il sole mi accompagna mentre torno alla mia macchina. Di questo incontro ravvicinato del FPPP3 terzo tipo col Covid mi porto una domanda nuova per me e per voi: “CHE COSA NON VORREMO PIÚ PORTARE DAL PRE-COVID AL POST-COVID?”. Io un paio di idee ce l’ho. Scrivete.
Detto questo vi saluto. Io ve lo dico se non riaprite i teatri si crea del disagio. Io ne sono un chiaro esempio.
Vi lovvo tutti.
Una di Noi.

P.S. IO NON ALCUN PARENTE ODIOSO. Lo dico perché mi leggono dalle Alpi alle Piramidi come fosse il “Libro Cuore” e li adoro tutti quanti sono. Sono tantissimi.

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*