Con “Un Ponte per Anne Frank” la speranza passa dai giovani

Intervista a Federica Pannocchia presidente fondatrice dell'Associazione

federica pannocchia
Federica Pannocchia. Foto: Laura Paggini
  • di Laura Paggini:

MILANO – L’Associazione Un Ponte per Anne Frank, con sede a Rosignano Solvay, è una realtà locale che in pochi anni si è fatta apprezzare anche a livello internazionale. Nata con lo scopo di far conoscere, attraverso la storia di Anne, il dramma della Shoah, condivide lo stesso intento dei sopravvissuti e cioè quello di coltivare una memoria intelligente che educhi i giovani alla consapevolezza e alla responsabilità. Presidente fondatrice è Federica Pannocchia che, ieri, in occasione dell’incontro con Liliana Segre (clicca qui per l’articolo) svoltosi a Teatro degli Arcimboldi di Milano con 2400 studenti, ha accompagnato un gruppo di studenti della provincia livornese.

Insieme alla giornalista Laura Gialli ha ideato e realizzato un dossier che andrà in onda su RAI 2 sabato prossimo, 27 gennaio, alle ore 23,40 e in replica la domenica alle ore 9,15. Uno speciale che si annuncia nuovo nell’impostazione e nel linguaggio e a cui hanno partecipato anche ragazzi della provincia di Livorno con letture di brani tratti da “Il diario di Anne Frank”, per condividere i suoi messaggi di fratellanza e di amore universale. Quindi, dall’1 al 7 febbraio, come ogni anno, Federica Pannocchia accompagnerà studenti di Livorno, Cecina e Rosignano nel Viaggio della Memoria, organizzato in collaborazione con l’Associazione Deina.

Quando è nata la tua Associazione?
“Il mio progetto risale a tanti anni fa ma è diventato realtà nel 2014 grazie all’incontro con Buddy Elias, cugino di Anne Frank. Seguendo i suoi consigli ho fondato l’Associazione che opera perseguendo gli stessi obiettivi che caratterizzano analoghe realtà sparse in tutto il mondo. Sono convinta che la Memoria sia un valore attuale che non si esaurisce nelle commemorazioni di un giorno, seppure importanti. Attraverso la comprensione degli errori del passato cerchiamo di incoraggiare la nuova generazione e anche gli adulti ad essere ognuno parte attiva della nostra società contro le discriminazioni, l’indifferenza, le guerre e la paura verso il prossimo, purtroppo ancora presenti. Di fronte ai tanti campanelli di allarme offriamo stimoli ad agire per un mondo migliore”.

Quindi il tuo è un impegno costante?
“Sì. Noi siamo in campo durante tutto l’anno con incontri e laboratori nelle scuole di ogni grado, nei campi CISV (Campi estivi internazionali, n.d.r.), con la mostra itinerante in tutta Italia “Io sono Anne Frank”, per la quale ringrazio la Fondazione Anne Frank di Basilea, l’UCEI e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo che la patrocina. Mettiamo a disposizione dei ragazzi, oltre a pannelli, anche materiali da scavo e la realizziamo attraverso un percorso di peer education, cioè sono gli studenti stessi che fanno da guida ai compagni e ai visitatori, divenendone così protagonisti attivi”.

Possiamo dire che l’Associazione persegue un impegno sociale?
“È importante educare i giovani alla partecipazione. Inoltre offriamo aiuti concreti a bambini bisognosi in Italia, Bielorussia e al confine turco-siriano.”

Cosa porti con te al ritorno dai Viaggi della Memoria?
“Ogni volta si rafforza in me la speranza, perché vedo i ragazzi tornare cambiati, persone nuove, diverse. Alcuni sono anche diventati volontari dell’Associazione.”

Si chiude così, con la speranza alimentata dall’impegno, una giornata per molti memorabile, in quanto in essa la Memoria si è fatta presenza in un patto silenzioso e intimo di profonda condivisione.

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