A Bruxelles workshop sulle aree portuali. Criticità e punti di forza del porto livornese

E sulla banchina elettrica Nogarin dice: "Non è mai stata usata, soprattutto per scelta di chi governa il porto"

Il porto di Livorno

“Il rinnovamento delle città e delle aree portuali”, è questo il tema del workshop che si è tenuto  a Bruxelles dove è intervenuto anche il sindaco di Livorno Filippo Nogarin. Organizzato dal Comitato Europeo delle Regioni, sotto la presidenza maltese e con la collaborazione di EFIP. L’incontro ha visto sindaci, autorità portuali e operatori portuali confrontarsi sui cambiamenti e i progetti con cui è necessario intervenire per favorire il rilancio delle aree e delle città portuali.

Nel suo intervento Nogarin ha puntato il dito sulla recente riforma della legge 84/94 che, partendo da validi presupposti, quali il superamento delle frammentazioni e un’auspicata gestione più tecnica e meno politica dei porti, si è dimostrata di fatto fallimentare, segnando l’allontanamento definitivo del porto dalla città. “La riforma del sistema portuale iniziata nel 1994 e improntata a una progressiva liberalizzazione delle attività a livello di banchina, è fallita – ha detto il sindaco – Le Autorità portuali, da garanti della concorrenza, si sono trasformate a loro volta in comitati di affari, pronti a tutelare gli interessi particolari dei singoli armatori o operatori storici e a salvaguardare le proprie rendite di posizione. Le politiche protezionistiche sono rimaste predominanti in questo settore come in molti altri e, anche in questo senso, a farne le spese sono le comunità locali”.

Ed è al modello nord-europeo offerto da città come Barcellona, Amburgo e Rotterdam a cui guarda il primo cittadino. Un modello, cioè, improntato a una forte integrazione tra porto e città, visto anche il grande impatto che il porto ha sul territorio e portando a questo proposito l’esempio di Livorno. “Ogni anno entrano in porto circa 500 navi da crociera che scaricano quasi un milione di turisti in città – ha spiegato Nogarin – Queste navi che rimangono diversi giorni ferme in banchina con il motore acceso, dal punto di vista delle emissioni sono l’equivalente di 14mila automobili. Per provare a ridurne l’impatto ambientale sui quartieri limitrofi, il 12 novembre del 2015 abbiamo inaugurato il prima sistema di cold ironing allestito in un porto italiano.

Una banchina elettrificata che garantisce il corretto funzionamento degli impianti a bordo delle navi in sosta, anche con il motore spento. Un’infrastruttura innovativa e strategica, che avrebbe potuto diventare uno dei fiori all’occhiello dell’offerta che il porto di Livorno avrebbe potuto garantire agli operatori crocieristici. Bene, in quasi due anni, la banchina elettrica non è stata praticamente mai utilizzata. Per problemi burocratici e di approvvigionamento elettrico, certo, ma anche e soprattutto per la scelta precisa fatta da chi governa il porto di Livorno, che ha deciso di non promuovere adeguatamente questo servizio, magari per non urtare la sensibilità di qualche grande compagnia internazionale”.

Il sindaco ha parlato anche di Darsena Europa e della violenta crisi occupazionale di cui anche Livorno sta facendo le spese, guardando al polo tecnologico di prossima inaugurazione come a un passaggio strategico per il rilancio della città e del porto. “Se l’Italia vuole davvero diventare competitiva con i suoi porti a livello europeo – ha quindi concluso il sindaco – non può limitarsi a un lavoro pur essenziale sulle infrastrutture. C’è bisogno di una governance misto tecnico politica che possa indirizzare le scelte strategiche da qui agli anni a venire in direzione di uno sviluppo sinergico tra porto e territorio circostante. Altrimenti il rischio è di creare delle cattedrali nel deserto”.

A cura della redazione

 

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