Arcigay Livorno: “Checco Zalone chieda scusa alle persone trans”

Martina Cardamone: “Un attacco alla comunità LGBTQIA+"

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Pubblicato ore 14:00

Di seguito pubblichiamo un comunicato inviatoci da Martina Cardamone, presidente L.E.D Libertà e Diritti Arcigay Livorno, in merito allo sketch che ha visto Checco Zalone ospite della seconda serata del Festival di Sanremo.

Checco Zalone e la sua favola omotransfobica contro l’omotransfobia.
L.E.D. Libertà e Diritti Arcigay Livorno ci tiene a condannare pubblicamente ciò che è avvenuto durante la seconda serata del Festival della canzone italiana.
La performance di Checco Zalone, che aveva il nobile fine di porre l’attenzione sulle tante discriminazioni di genere presenti nel nostro Paese, è rovinosamente divenuta un boomerang che ha colpito e affondato il pubblico verso il quale si desiderava compiere un gesto d’inclusione.
“Il siparietto di ieri” esordisce Martina Cardamone, Presidente di Arcigay Livorno “è stato un attacco alla comunità LGBTQIA+ tutta, in particolare alla comunità trans; questo non perché non si possa fare comicità o ironia sulla nostra comunità, non siamo intoccabili, ma la comicità non si fa andando a colpire le minoranze nel tentativo di colpire i poteri forti”.
Uno stereotipo deve “servire” ad una determinata comicità-costruttiva per essere ribaltarlo, non per essere confermato o, peggio, esaltato. Nello sketch di Zalone la persona trans viene rappresentata come una donna con il pene, di professione sex worker, di nazionalità brasiliana, con un nome maschile e che fa innamorare un principe palesemente omosessuale. Tutto sbagliato! Porre l’accento sui genitali di una persona trans, darle un nome maschile, identificarla con una nazionalità o con un determinato tipo di mestiere (degno di ogni rispetto e tutela peraltro) non riconoscerla come donna poiché di lei s’innamora una persona omosessuale, una serie di gravi errori in salsa “Zalone”, pieni di risatine e doppi sensi che piuttosto che farci ridere del padre del principe, l’integerrimo Re omofobo/transfobico che poi si scopre non disdegnare anch’esso la compagnia della sex worker trans (altro stereotipo: quello dell’omofobo-omosessuale represso), ci fanno ridere della persona trans.
“Non si può colpire chi aspetta leggi e tutele da troppo tempo negate” prosegue Cardamone “questo non è fare una rivoluzione sociale, questo è prendere uno stereotipo e sguazzarci dentro perché nessun* ha riso dell’omofobo/transfobico ma in molt* hanno riso delle persone trans. E a dimostrazione che l’effetto è stato esattamente opposto a quello che si presume avesse in principio, c’è l’acclamazione che Zalone ha ricevuto da personaggi di spicco, in particolare di estrema destra, che dovevano essere i bersagli della satira di ieri”.
Zalone aveva il dovere di trattare con maggiore delicatezza e rispetto prima di portare sul palco quel siparietto e adesso lui, i dirigenti Rai, la direzione artistica del Festival, hanno il dovere morale di scusarsi. Pertanto Arcigay Livorno si accoda alla richiesta già avanza da molte associazioni e realtà della nostra comunità e chiede le scuse per le persone trans.

Cordialmente,

Martina Cardamone
Presidente L.E.D Libertà e Diritti Arcigay Livorno

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