Sanità pubblica, Lorenzo Cosimi: “Indispensabile una casa della salute nei quartieri nord di Livorno”

"La salute è un diritto" dice il candidato a sindaco

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Pubblicato ore 12:00

LIVORNO – Riportiamo di seguito il comunicato stampa di Lorenzo Cosimi, candidato a sindaco di Livorno per il Partito Comunista Italiano, sulla sanità pubblica.

“Superata l’emergenza COVID rimane l’emergenza della sanità pubblica. La spinta neoliberista che ha accomunato fino ad ora gran parte delle forze politiche, dal PD a FdI, dal centro sinistra al centro destra, ha trasformato la salute in una merce qualsiasi.

Il Servizio Sanitario Nazionale è stato asservito a questa logica, scientemente svilito per far posto a una “sanità privata” che risponde ai soli interessi delle lobby economiche, che banchettano sui resti della sanità pubblica facendo lauti profitti. Nello scandalo della morte annunciata del servizio sanitario pubblico rientrano, la pratica dell’intramoenia, che mortifica ogni diritto all’equità, il blocco del turnover, con l’impossibilità di assumere medici, infermieri e oss, i numeri chiusi alle università, imbuto per migliaia di giovani, e molto altro ancora.

Questi sopra elencati sono alcuni dei grimaldelli con cui si e disarticolato il servizio sanitario nazionale, le inefficienze non sono causate dal caso, ma sono espressione di una volontà politica che mira tramite esse ad aprire ed allargare i servizi sanitari ai privati, stiamo progredendo lentamente ma inesorabilmente verso un modello di sanità classista in cui il diritto alla salute non e più universale, ma sarà in base alla propria posizione sociale, dove le finanziarizzazione attraverso le assicurazioni ne farà da padrona.

E alle inefficienze e alle mancate risposte, di cui fanno le spese pazienti e cittadini, fa da contraltare la pressione sulle lavoratrici e i lavoratori della sanità pubblica, oberati dal lavoro che impone ritmi stressanti. I tempi in cui i media li dipingevano come eroi sono solo un ricordo. Vogliamo davvero questo? Vogliamo assistere veramente al baratto della nostra salute per il profitto di pochi?

Quello a cui stiamo assistendo in Toscana dove i cittadini chiedono finanziamenti per potersi curare è uno scandalo, così come le liste di attesa per le prestazioni rappresentano oggi la drammaticità in cui versa il SSN.

Anche la nostra città non è esente da queste dinamiche, la discussione sul posizionamento del nuovo complesso ospedaliero nasconde quella ancora più importante su quale modello di sanità dobbiamo adottare e quali saranno le ricadute sugli utenti finali e sui diritti dei lavoratori del comparto.

A tutte queste incognite si aggiunge il colpevole ritardo sulla sanita di prossimità, infatti delle cinque case di cura previste, dopo anni di attesa si è riusciti a completarne una, la quale non offre tutti i servizi previsti. Le case di cura infatti avrebbero dovuto oltre a prevedere i medici di famigli al proprio interno, offrire anche quei servizi diagnostici e di cura delle malattie croniche, per permettere di rallentare la pressione sull’ospedale e sul pronto soccorso.

La preoccupazione riguarda anche i quartieri nord della città dove è indispensabile e necessaria una casa della salute visto che la struttura di ”Fiorentina” non riesce in alcun modo a soddisfare la domanda. Per questo pensiamo per un momento alle criticità sociali ed economiche dei quartieri nord i quali  non devono essere in nessun modo scollegati dal resto della città, per i servizi, per la socialità e per una giusta riqualificazione.

Non dobbiamo assolutamente pensare che le estreme difficoltà in cui versa SSN siano per volontà divina, tutto accade poiché anche la salute e la prevenzione devono fare profitto, è il capitalismo che produce tutto ciò. Basterebbe deviare gli investimenti pubblici per l’acquisto delle armi a quelli per la sanità e il sociale. Infatti per il 2024 l’Italia spenderà in armi ben 29 miliardi, lì dove sarebbero bastati un finanziamento di 5 miliardi l’anno per 5 anni per riportare il nostro servizio sanitario a livelli ottimi, secondo il governo e non solo conviene più investire sulla morte che sulla vita. La salute è un diritto, garantirla un dovere dello Stato e delle istituzioni”.

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