Addio all’attore Aldo Bagnoli. Del Cittadino: “Un gigante del teatro”

"Versatile e intuitivo, lasciava il segno sul palco"

Foto: "Il malato immaginario" (1989) di Spazio Teatro. Aldo Bagnoli alla destra di Del Cittadino, con loro anche Marcello Marziali, anche lui scomparso di recente
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Pubblicato ore 13:30

LIVORNO – Se n’è andato un altro grande del teatro livornese, Aldo Bagnoli, di seguito il ricordo di Simonetta Del Cittadino, attrice e insegnante, direttrice della Compagnia Nuovo Spazio Teatro, che con lui ha recitato per molti anni.

Simonetta Del Cittadino

“Un attore autodidatta, versatile, intuitivo col quale ho condiviso anni al Grattacielo, anni in Spazio Teatro e anni di cabaret. Era amatissimo da Giorgio Fontanelli per la sua verve popolare.

Aldo Bagnoli era un caratterista di razza che lasciava il segno e sul palco fu un gigante soprattutto negli anni ’70 – ’80, interpretando personaggi chiave del teatro classico e del teatro sperimentale.

Fu il gesuita Padre Egidio Guidubaldi, direttore del Centro Artistico Il Grattacielo che allora si trovava in via Marradi, a scoprirlo negli anni ’60. Bagnoli allora era un commesso, ma il suo modo scherzoso e brillante indusse Padre Guidubaldi a chiamarlo per fare teatro al Centro Artistico; poi iniziò con il teatro sperimentale insieme a Guido Paolo Marziali e Giorgio De Giorgi.

Insieme abbiamo fatto tanto teatro dell’assurdo: Ionesco negli anni ’60, Beckett negli anni ’60 e ’70, Dürrenmatt, Adamov, autori che a quel tempo erano veramente sperimentali e veramente innovativi.

Poi con la Compagnia Spazio Teatro facemmo cose memorabili: lui interpretò messer Nicia nella “Mandragola” e Argante nel “Malato immaginario” che gli valsero premi fuori di Livorno e poi il cenciaiolo in “La pazza di Chaillot” e tantissimi altri.

Ma Bagnoli era anche un attore popolare ed ebbe, grazie a Giorgio Fontanelli che lo ammirava molto, una grossa parte in “O porto di Livorno traditore” che rappresentava un teatro popolare colto di Livorno. E poi cominciò ad andare verso il teatro vernacolare e lì rimase.

Era un amicone, quando andavamo fuori per i festival era il primo a godersi queste piccole vacanze, era bravo, attento, non perdeva mai battuta, un compagno d’arte molto caro.

Non lo dimenticheremo, perché i grandi rimangono sempre con noi e quando mi affaccerò dal palco, lo vedrò ancora ammiccante accanto a me”.

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