Libri. Da Tolkien a Gramsci, gli “Imperdonabili” di Veneziani

Cento ritratti di grandi poeti, intellettuali, politici italiani e internazionali

imperdonabili veneziani
Marcello Veneziani l'autore del libro
  • di Gianluca Donati:

Inauguriamo con quest’articolo la nuova rubrica del nostro giornale dedicata ai libri, e ho scelto come primo libro, il saggio: “Imperdonabili. Cento ritratti di maestri sconvenienti” di Marcello Veneziani della Marsilio Editori. La scelta è dovuta al fatto che è cronologicamente l’ultimo testo che ho letto, e perché essendo un saggio dedicato ai libri e ai loro autori, era l’ideale.

Veneziani è un autore che conosco molto bene avendo letto quasi tutte le sue opere, tra le quali citiamo: “La rivoluzione conservatrice in Italia”, “La cultura della destra”, “La sconfitta delle idee”, “I vinti”, “Contro i barbari”, “Rovesciare il ’68”, “Tramonti”, ecc.

“Imperdonabili”, pubblicato nel 2017, è un esauriente saggio dedicato a 100 grandi firme della storia mondiale, tra filosofia, letteratura, fino ai grandi del giornalismo. Com’è noto, e come si può dedurre dai titoli sopraccitati, Veneziani è un intellettuale di destra, d’idee conservatrici, perciò il seguente saggio è visto dal suo punto di vista soggettivo, ma come tutti i libri di quest’autore, non è mai fazioso, tanto che Veneziani si confronta anche con i giganti della cultura di sinistra che non potevano mancare in questo bellissimo libro, nomi quali: Marx, Gramsci, Pasolini, Bobbio, Eco, solo per citarne alcuni. E a tutti questi grandi autori Veneziani dedica il saggio con queste parole: “Arriva un momento della vita in cui senti il bisogno di riconoscere e ringraziare i maestri che ti hanno insegnato a loro insaputa, gli autori che hai letto e che hai amato, che ti hanno fatto pensare o che ti hanno fatto trascorrere ore di luce e di gioia”.

Riflettendo sugli autori e le loro opere, che maggiormente hanno contribuito alla sua formazione culturale personale, Veneziani ha tracciato un intrigante percorso che ha come punto fermo quello di individuare “l’irregolarità” del loro pensiero; artisti e intellettuali che non si rassegnarono al loro tempo, ma lo contraddissero, a volte cercando “nuove visuali”, oppure attingendo a tradizioni più antiche. Un itinerario coerente, dal quale emerge la sensibilità di un conservatore curioso, legato alla tradizione che pratica la ribellione contro la contemporaneità.

Come in tutte le sue opere, Veneziani si distingue per la capacità di unire la profondità dei concetti, a una forma ineccepibile, uno scrivere che lo accosta quasi alla prosa, eppure rimanendo sempre accessibile anche al lettore “occasionale”. Tra i cento autori del libro, ricordiamo nomi quali: Leopardi, Nietzsche, Schopenhauer, Dostoevskij, Croce, Gentile, Prezzolini, D’Annunzio, Marinetti, Heidegger, Junger, Céline, Pound, Mischima, Wilde, Camus, Pirandello, De Felice, Evola, Tolkien, Del Noce, de Benoist, Guareschi, Longanesi, Montanelli, Oriana Fallaci

Alcuni passaggi sono più felici di altri, per esempio il capitolo dedicato a D’Annunzio descritto come “grandioso nocchiero che traghettò l’Italia dall’Ottocento al Novecento”; l’analisi di Veneziani evidenzia come il poeta fosse al tempo stesso passato e futuro: restano in lui vivi i tratti del secolo in cui nacque, ma anticipò in tutto il secolo nuovo, fascismo compreso, fascismo nei confronti del quale il poeta mantenne un rapporto contraddittorio, sempre in bilico tra amicizia e dissenso, fino a sfiorare la “tentazione antifascista”. Veneziani paragona il rapporto tra D’Annunzio e Mussolini, al rapporto amore/odio che legò Che Guevara e Castro.

Su Pasolini Veneziani dice che a costruirne il mito, più che le sue opere, fu “la sua vita, la sua morte e la sua rabbia di profeta ferito e maledetto”, e lo descrive in bilico fra trasgressione e cantore della tradizione, comunista e poeta del populismo contadino. Interessante quando Veneziani distingue il tradizionalismo pasoliniano dal conservatorismo politico-culturale, affermando che i conservatori erano tali in nome del padre (Dio, Patria, famiglia patriarcale), mentre Pasolini lo era nel nome della madre (amor “matrio”); più che le “radici”, Pier Paolo amava la “madre terra”, la madre Chiesa e la madre lingua che difendeva dalla barbarie della modernità.

Particolarmente struggente il capitolo dedicato a Yukio Mischima probabilmente il più grande scrittore giapponese, nazionalista e omosessuale, che il 25 novembre del 1970 si tolse la vita davanti alle telecamere, con il rito del “seppuku” (harakiri), come atto di ribellione nei confronti dell’americanizzazione del Giappone: a metà strada tra Pasolini e D’Annunzio; Veneziani ne analizza l’intreccio tra letteratura estetica ed eroismo, dove il mito del Superuomo s’incontra con quello della Tradizione; disperato cantore di un mondo antico contro il mondo moderno e le sue minacce spirituali, l’americanizzazione e i consumi. Ribelle per amor di Tradizione.

Non poteva mancare un capitolo dedicato a Indro Montanelli definito da Veneziani “il principe dei moderati” ma con un’anima ribelle, “di destra” ma critico verso la destra politica. Poetica la descrizione del primo incontro con il “maestro”: “Prima di incontrarlo, sentii il ticchettio magico della sua Lettera 22 (…) Spiai in un atto estremo di voyeurismo professionale dalla porta socchiusa e lo vidi intento a pigiare i tasti con la testa che accompagnava quella musica sorda e soave. Era il mito osservato nell’atto supremo del parto“.

Un libro davvero godibilissimo che consiglio, un atto d’amore verso il volume e l’anticonformismo dell’autore “imperdonabile”.

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