Rondelli, Cinaski e Rossi tra ironia e omaggi a Ciampi e Jannacci

Ieri sera in Fortezza Vecchia si è chiusa la prima edizione del Deep Festival

rondelli-cinaski-rossi
Il finale con Bobo Rondelli, Cinaski e Paolo Rossi. Foto: Valeria Cappelletti

di Valeria Cappelletti :

LIVORNO – Ci sono sere in cui l’emozione colpisce dritto al cuore, in cui si passa dalla risata fragorosa, che fa mancare il respiro, alla riflessione seria che pone lo spettatore nella condizione di farsi delle domande. Ieri sera, con Storie di giorni dispari, il pubblico ha potuto provare tutto questo. Sul palco dell’Arena, in Fortezza Vecchia, a far ridere, riflettere, cantare, sono stati Cinaski, alias Vincenzo Costanzo, Paolo Rossi e Bobo Rondelli.

Davanti a un tutto esaurito (c’era chi addirittura è rimasto in piedi o si è seduto sul prato) Cinaski ha dato il via alla serata, seduto su una sedia davanti al suo microfono mentre le luci dei riflettori cambiavano colore dal rosso all’azzurro. Accompagnato dal pianoforte, il cantautore e poeta milanese ha regalato al pubblico momenti di pura poesia mischiati a intermezzi musicali. Prima ha invitato i presenti a non perdere tempo con le cose superficiali ma a cercare quelle importanti senza dimenticare che: “C’è sempre posto per un paio di birre”. E poi le note, quelle del pianoforte, insieme alla sua voce che intona prima “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni, e poi “Io e te” scritta da Enzo Jannacci insieme al giornalista Beppe Viola, pura poesia.

Dopo circa mezz’ora, a Cinaski si unisce Paolo Rossi che ha regalato al pubblico una serie di battute irriverenti dichiarando di voler improvvisare perché: “Mi sono accorto da un po’ di tempo che là fuori ormai tutti recitano meglio degli attori“. Dalla sua avversione nei confornti dei gabbiani, ma soprattutto dei piccioni, alle riflessioni sulla commedia di Samuel Beckett Aspettando Godot, fino ad alcuni aneddoti che lo hanno visto protagonista con Enzo Jannacci, di cui ha detto: “Ho imparato più da lui fuori che sul palco”. Ad accompagnare Paolo Rossi in un ricordo di Jannacci anche il figlio Shoan Rossi che è salito sul palco con la chitarra elettrica.

Poi è stata la volta di Bobo Rondelli, il cantautore livornese, ha incantato tutti prima omaggiando Piero Ciampi con “Fino all’ultimo minuto“, poi con “Nara F.” canzone delicata e commovente, dedicata alla madre, infine “Bella Livorno” e il pubblico la intona con lui. Ma ha anche parlato del tema dell’immigrazione e, con l’ironia che lo contraddistingue, anche di quanto sia difficile guadagnarsi da vivere facendo il cantante: “Mi dicono, Bobo me lo materizzi l’ultimo disco?”, nominando anche Andrea Bocelli con cui vorrebbe realizzare un duetto.

Per concludere la serata il trio si è esibito insieme sulle note di “E la vita l’è bela” cantata dal duo comico Cochi e Renato e scritta nel 1974 da Jannacci insieme a Renato Pozzetto, con la collaborazione di Dario Fo. Anche qui non sono mancati i momenti comici, con Bobo Rondelli che ha imitato Elvis e Paolo Rossi che non trovava il testo corretto della canzone.

Tra ironia, politica e omaggi a Jannacci e Ciampi, è sceso così il sipario su questa prima edizione del Deep Festival, un mix di cabaret, musica, teatro e danza.

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*