Crepet: “Basaglia ha pensato ai diritti di chi non aveva parola”

A 40 anni dall'introduzione della Legge 180 che cambiò la psichiatria

crepet basaglia
Paolo Crepet © Leonardo Cendamo
  • di Valeria Cappelletti:

Il 13 maggio 1978 rappresenta una data molto importante per la psichiatria, viene introdotta la Legge 180 detta anche Legge Basaglia, che sancisce la chiusura dei manicomi e impone il ribaltamento della logica su cui si deve fondare l’assistenza psichiatrica.

Franco Basaglia

La riforma del sistema psichiatrico si lega al lavoro tenace di Franco Basaglia, psichiatra veneziano e ispiratore della Legge che prese il suo nome. Ma quali cambiamenti introdusse questa riforma? L’obiettivo fondamentale era di predisporre delle strutture e dei servizi sul territorio, spesso di tipo domiciliare, che dessero ai cittadini la possibilità di vivere il loro stato di pazienti senza perdere il rapporto con la collettività di cui facevano parte.

A 40 anni dall’introduzione di questa Legge, abbiamo affrontato l’argomento intervistando Paolo Crepet, psichiatra, scrittore e sociologo italiano di grandissima fama.

Perché la Legge 180 è stata così importante?

Perché è stata innovativa, non è stata una riforma qualsiasi, ma qualcosa che ha sancito, non un’idea o un’intuizione di qualche politico o di qualche intellettuale, ma l’opera testarda, straordinaria di un uomo, del suo sogno, della sua meraviglia. Un uomo che ha pensato ai diritti di tutti ed è riuscito a interpretare i diritti di chi non aveva parola.

Quale è stato il punto centrale della Legge?

I diritti dell’uomo. Non mi pare neppure giusto continuare con la storia della Legge Basaglia, la Legge è stata fatta dal Parlamento, diamo ai politici quel che è loro e agli uomini quel che è degli uomini. Basaglia era molto di più di una riforma, è come dire che Martin Luther King ha a che vedere con una legge, no, ha a che vedere con un’intuizione, con una forza, con la lotta.

Lei ha avuto modo di lavorare con Franco Basaglia, qual è il suo ricordo?

È il ricordo di un uomo gigantesco, di un Don Chisciotte, ed è il ricordo delle tante risate che ci siamo fatti sui mulini a vento.

Come è cambiata la psichiatria in questi anni?

Non so se sia cambiata molto, è troppo facile dire la psichiatria è bella e fatta il giorno dopo l’applicazione di una legge, perché si può ricreare un manicomio in un’abitazione, dentro una clinica, nelle case per gli anziani anche se la legge dice diversamente. Basaglia lottava contro questo, non lottava per avere un reparto in ospedale. Lo Stato non è in grado di cambiare la vita dei cittadini, solo noi possiamo.

Ancora oggi sono molto forti i pregiudizi verso chi soffre di malattie mentali, in che modo si può scardinare questa concezione?

La nostra società è innamorata della normalità, ma le cose belle sono sempre straordinarie, non c’è niente di normale nella bellezza, a cominciare dalle donne, dagli uomini, per finire con le idee. La mia battaglia per contrastare questi pregiudizi sta nelle mie parole, nelle mie idee che trasmetto quando mi trovo a parlare in conferenze o quando scrivo libri. La mia vita mi ha insegnato ad amare e ad ascoltare le persone di talento, che niente hanno a che vedere con la normalità. Ma poi neppure so come è fatta la normalità e soprattutto chi decide se una cosa è normale oppure no? Forse l’Istat (scherza).

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