Robotica morbida: cos’è? Convegno a Livorno con 300 scienziati

Intervista alla professoressa Cecilia Laschi coordinatrice dell'evento

robotica morbida
L'Octopus robot soft ispirato alla destrezza del polpo
  • di Valeria Cappelletti:

LIVORNO – Sarà la nostra città a ospitare la prima conferenza internazionale sulla “soft robotics” (robotica morbida) in Italia, grazie alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Circa 300 scienziati provenienti da tutto il mondo (tra cui anche Paolo Dario, docente all’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna) giungeranno a Livorno per presentare i progetti più avanzati.

La conferenza dal titolo “RoboSoft 2018”, è in programma dal 24 al 28 aprile, tra i Bagni Pancaldi e il Gran Hotel Palazzo ed è frutto del grande lavoro svolto dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e, in particolare, dal Centro di ricerca in robotica marina che ha sede proprio a Livorno e che continua a essere leader nella ricerca in “soft robotics”.

A Livorno, infatti, è stato sviluppato il progetto europeo “OCTOPUS”, che ha portato alla realizzazione del primo robot soft al mondo, ispirato alla destrezza del polpo, grazie alle ricerche del team coordinato da Cecilia Laschi, una delle scienziate che hanno contribuito maggiormente all’affermazione della “soft robotics”, tanto da essere stata indicata nel 2016 dalla community “RoboHub” come una delle 25 donne geniali della robotica mondiale, insieme alla collega Barbara Mazzolai dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Cecilia Laschi è la coordinatrice scientifica della conferenza internazionale “RoboSoft 2018” e noi l’abbiamo intervistata proprio per conoscere meglio questo nuovo ambito della robotica.

Professoressa, cos’è la “soft robotics”?
Si tratta dell’utilizzo di materiale morbidi come la gomma, il silicone e altro, al posto dei metalli che normalmente vediamo nei robot. Sembra una cosa all’apparenza banale ma non lo è perché la robotica è sempre stata costituita da parti rigide in movimento e l’uso di materiali morbidi ha portato a una grande rivoluzione. Noi siamo stati tra i pionieri di questa nuova linea di ricerca e adesso siamo arrivati al punto di avere una conferenza internazionale, quindi in pochi anni questo settore è cresciuto tantissimo perché ci sono un sacco di sfide scientifiche e tecnologiche che appassionano i ricercatori, ma ci sono anche tante possibili applicazioni al di là di ciò che oggi è possibile con la robotica tradizionale. La “soft robotics” è un settore in cui investono molti paesi del mondo: Stati Uniti, Corea, Giappone e molti paesi europei come Germania e Gran Bretagna.

Quali possono essere queste applicazioni?
Il nostro Istituto di BioRobotica si caratterizza per applicazioni biomediche e quindi abbiamo trovato in questo ambito un grande utilizzo, parliamo per esempio di endoscopi morbidi, robot per servizi al paziente o indossabili ovvero i cosiddetti esoscheletri, non più in alluminio ma in silicone, che vengono indossati e permettono al paziente di camminare o muovere meglio l’arto. Un altro ambito che ci interessa è quello dell’esplorazione marina, il robot soft ha suscitato molto interesse tra i biologi e tra chi fa studi di ecologia e di piante marine perché può essere mandato sul fondale e camminare su di esso senza fare danni o infilarsi tra gli scogli e prendere campioni o scattare immagini, cosa che invece non avviene con i robot tradizionali. Tra l’altro National Geographic ha finanziato il progetto “Silver” del nostro ricercatore Marcello Calisti, per la realizzazione di un robot per l’esplorazione dei fondali marini.

È più complicato realizzare un soft robot rispetto al tradizionale?
Progettarli è abbastanza complicato e soprattutto i robot morbidi sono nuovi perché appartengono a un ambito ancora tutto da scoprire anche se in questa decina di anni qualcosa abbiamo fatto, tuttavia ci aspettiamo che poi il loro controllo sia più semplice, proprio grazie al fatto che sono morbidi. Naturalmente è anche diverso il contesto in cui vengono impiegati: non sono certo pensati per le fabbriche, ma per andare sui fondali marini, per essere impiegati in medicina, fare assistenza a un anziano.

Come sarà strutturato il convegno?
Ci saranno quattro scienziati importanti che terranno le loro relazioni, poi verranno presentati articoli scientifici, ne sono stati selezionati un centinaio, con video, prototipi ecc. Oltre a questo ci sarà una gara con 20 robot il 28 aprile, dalle ore 9, e alle 13 si terrà la premiazione, ai Bagni Pancaldi. Sarà una gara aperta al pubblico con alcuni prototipi di “robot soft” che si sfideranno per dimostrare le loro abilità in prove di locomozione e manipolazione, un modo per condividere tutto questo con la cittadinanza. Mentre il convegno è principalmente rivolto agli addetti ai lavori.

Quali sono i progetti futuri nell’ambito della “soft robotics”?
In ambito biomedico, stiamo conducendo un progetto finanziato dalla Commissione Europea per la realizzazione di un cuore artificiale completamente impiantabile. Responsabile scientifico del progetto per la Scuola Sant’Anna è il ricercatore Matteo Cianchetti che ha lavorato prima sul polpo e poi su un progetto per fare un endoscopio soft; inoltre stiamo coordinando una grossa iniziativa europea sulla robotica in generale.

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