Intervista a Sonia Bergamasco voce in “Gilda mia Gilda”: “Il mio percorso parte tutto dalla musica”

L'attrice salirà sul palco del Teatro Goldoni con la ContempoArtEnsemble

sonia bergamasco
Sonia Bergamasco. Foto Daniela Zedda
  • di Valeria Cappelletti:

LIVORNO – Musicista, attrice e regista, Sonia Bergamasco sarà la voce recitante in “Gilda mia Gilda ovvero Rigoletto” in scena al Teatro Goldoni venerdì 13 (ore 21). L’attrice milanese, diplomata in pianoforte presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, vanta importanti interpretazioni e riconoscimenti. Per esempio, nel 2004 vince il Nastro d’argento come attrice protagonista nel film “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana; nel 2017, è interprete e autrice della narrazione di scena nella versione da concerto del “Fidelio” di Beethoven diretta da Zubin Metha. Ha riscosso grande successo nelle serie tv “Tutti pazzi per amore”, “Una grande famiglia” dirette da Riccardo Milani e nel “Commissario Montalbano”, in cui interpreta il ruolo di Livia a fianco di Luca Zingaretti.

In “Gilda mia Gilda”, anteprima del Livorno Music Festival 2018, la parte musicale sarà eseguita dai Solisti di ContempoArtEnsemble (Duccio Ceccanti e Clarice Binet al violino, Edoardo Rosadini alla viola, Giorgio Marino al violoncello e Pietro Horvath al contrabbasso) diretti da Vittorio Ceccanti. Uno spettacolo originale in cui la musica da camera incontra l’opera, noi ne abbiamo parlato proprio con Sonia Bergamasco.

Come nasce “Gilda mia Gilda”?
Era un progetto legato a una rassegna realizzata in occasione di un’importante ricorrenza dedicata a Giuseppe Verdi, per la quale Vittorio Sermonti ha scritto un testo scintillante, ironico, eppure molto denso perché cerca di andare al cuore della storia offrendo al pubblico il racconto, ma anche il cuore pulsante cioè i rapporti tra i personaggi e il dietro le quinte.

E lei sarà la voce recitante, cosa farà sul palco?
Da una parte prendo le voci dei personaggi principali e quindi di Gilda, di Rigoletto, del Duca di Mantova e dall’altra mostro anche quello che è dietro a tutta la storia, credo che quindi sia molto “gustoso” per il pubblico assistere, anche perché il lavoro offerto da Sermonti si intreccia alla drammaturgia musicale creata dal Maestro Michele Dell’Ongaro che ha colto da una pare l’ironia, l’aspetto pungente della scrittura di Sermoni e dall’altra ha trovato i colori per le atmosfere del racconto. Per me poi è un ritorno piacevole a lavorare con Vittorio Ceccanti, insieme infatti avevamo registrato Pierrot Lunaire di Schönberg (pubblicato nel 1999, n. d. r.) a cui tengo molto.

Come si è preparata a questo concerto?
Avevo già eseguito “Gilda mia Gilda” a Bari, ma mi fa molto piacere rifarlo, anzi avevo proprio insistito perché tornasse a “vivere”, lo reputo un pezzo ben riuscito. Ma ogni volta, seppur partendo da quello che già c’è, trovo cose nuove, in fondo è il bello del nostro mestiere.

Musica, cinema, teatro, televisione, cosa preferisce?
Da una parte sono tutti ambiti tra loro molto distanti, dall’altra però non mi sembra di fare cose diverse. Tutto viene dalla musica, sono un’attrice musicista e quindi i miei stili sono quelli musicali, dopo è venuto il teatro che affonda le sue origini nel pensiero musicale. Del cinema amo le occasioni che permettono di lavorare su una bella storia con attori che stimo, con registi con cui si può avere una collaborazione artistica vera e a questo sono sempre pronta. In tutto ciò, sento che sto seguendo un percorso che ha la sua personalità ben delineata e che, come un filo rosso, parte dalla musica.

C’è un film, una serie tv o uno spettacolo al quale si sente più legata?
Ho appena concluso le repliche di uno spettacolo che porto in giro per l’Italia da tre anni: “Il Ballo” da un racconto di Irène Némirovsky di cui ho curato la regia oltre a essere attrice e a questo sono molto legata, da molti anni infatti faccio un percorso autonomo sulla scrittura di scena e la regia. Poi c’è un film che ho girato di recente con Roberta Torre “Riccardo va all’inferno” con Massimo Ranieri.

Regista o attrice, quali le differenze?
Mi è capitato solo una volta di curare la regia e non andare in scena, due anni fa al Teatro Piccolo per un lavoro tratto da Balzac (“Louise e Renée”, n. r. d.), drammaturgia di Stefano Massini, con Federica Fracassi e Isabella Ragonese due attrice che stimo molto. Malgrado il terrore che per un anno mi ha tormentato prima di avventurarmi nelle prove, è stata un’esperienza bellissima e ricchissima, da ripetere, lavorare con gli attori e insieme dare vita alla scena, a un luogo, alle luci, mi entusiasma. Inoltre, da attrice ho sentito, nel ruolo del regista, il dovere e la responsabilità di una grande cura nei confronti del lavoro delle attrici proprio perché ne conosco la delicatezza, la fragilità del processo e ne ho un grande rispetto.

In base a cosa sceglie un copione o un ruolo teatrale?
Prima forse facevo ragionamenti più complessi, mentre oggi mi fido molto di più del mio istinto e a una prima lettura sento subito se è quello che fa per me o se soprattutto posso dare qualcosa o no al progetto.

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*