Intervista a Silvio Orlando al Teatro Goldoni con “La scuola”

"Oggi nella scuola si allarga sempre più la forbice tra ricchi e poveri"

silvio orlando
Silvio Orlando nel film La Scuola
  • di Valeria Cappelletti:

LIVORNO – Nel 1992 debuttava in teatro lo spettacolo “Sottobanco“, regia di Daniele Luchetti, tratto dall’opera letteraria di Domenico Starnone, sul palco un gruppo di attori capitanati dall’attore napoletano Silvio Orlando. Nel 1995, grazie al grande successo teatrale, “Sottobanco” divenne un film con il titolo di “La scuola” diretto ancora da Daniele Luchetti, con Silvio Orlando, Anna Galiena, Roberto Nobile e Fabrizio Bentivoglio.  Il film raccontava la scuola italiana degli anni ’90 con le sue problematiche, gli alunni svogliati e quelli sempre preparati, i professori severi, quelli che volevano bocciare tutti e quelli che guardavano nel cuore dei ragazzi e non solo al profitto scolastico.

Ebbene, “La scuola” torna sul palco, oltre venti anni dopo, e arriva anche al Teatro Goldoni mercoledì 4 e giovedì 5 aprile alle ore 21. Ancora una volta nel cast c’è Silvio Orlando affiancato da Vittoria Belvedere, Vittorio Ciocarlo, Roberto Citran, Roberto Nobile, Antonio Petrocelli, Maria Laura Rondanini. Abbiamo intervistato l’attore Silvio Orlando che nella sua carriera ha vinto due David di Donatello e due Nastri d’Argento, e che nello spettacolo interpreta un professore di letteratura e storia.

silvio orlando
Il cast dello spettacolo

Prima a teatro, poi al cinema e ora di nuovo a teatro. Quanto è legato a questo spettacolo?
Sono molto legato, è stata una prima esperienza negli anni ’90 per me fondamentale. Avevo appena avuto un successo cinematografico con “Il portaborse” e allora presi il destino tra le mani e mi recai a casa di Domenico Starnone chiedendogli di fare una riduzione dei suoi libri e da qui è nato un po’ tutto, il film, le serie televisive e adesso questa riedizione. È uno spettacolo che ha costellato la mia vita, rischiando anche di farmi diventare un po’ schiavo del mio personaggio, il professore democratico ma siccome ogni attore ha un suo personaggio feticcio… diciamo meglio questo che altri. Certo, poi ho interpretato anche tanti altri ruoli, ma questo del professore è rimasto nell’immaginario, anche perché erano anni in cui c’era proprio l’esigenza di raccontare la scuola, l’educazione in maniera molto concreta, con le sue disillusioni e tutte le cose che ruotano intorno a questo mestiere così complicato.

Ma secondo lei la scuola è cambiata in questi anni?
Da un lato ci appare un po’ sempre uguale, le classi sono ancora formate dall’alunno che studia moltissimo, da quello che non studia per niente, c’è quello generoso, quello che non fa copiare e lo stesso vale per i professori, certo lentamente la scuola sta seguendo un po’ l’andamento della società che purtroppo vede allargarsi sempre più la forbice tra ricchi e poveri. I quartieri dove ci sono i ricchi non sono più quelli dove vivono i poveri e quindi anche la composizione delle classi tende a essere sempre più specializzata, a creare diseguaglianze. La scuola che ho conosciuto io negli anni ’70 e poi ’80 e ’90, che ritroviamo anche nello spettacolo, funzionava un po’ più come vettore di promozione sociale e rompeva un destino atroce secondo cui chi era povero doveva restare tale e chi era ricco rimaneva ricco.

silvio orlandoLo spettacolo racconta l’ultimo giorno di scuola, quando i professori si riuniscono per gli scrutini della 4D ed emergono varie tipologie di docenti.
Sì, i due poli sono rappresentati dal mio personaggio che si chiede a cosa serva la scuola e cerca di renderla il più accogliente possibile e, dall’altro, c’è invece il docente iper-reazionario, che vuole una scuola che espella il prima possibile gli elementi che non reggono il passo. Nel mezzo ci sono varie figure, quello che vede la scuola come un parcheggio, chi per avere una rendita per altri interessi, un preside che cerca di esercitare il ruolo di potere, la professoressa più giovane interpretata da Vittoria Belvedere che è smarrita e non ha ancora capito da che parte stare e poi c’è un prete che noi tutti sopportiamo perché ha un problema di sudorazione. Tutti personaggi che hanno permesso il successo dello spettacolo, figure molto riconoscibili e umane che sintetizzano quello che si può trovare all’interno del corpo insegnanti.

Qual è la dote che deve avere un insegnante?
La pazienza, la scuola per i ragazzi appare come una cosa lenta, tutto oggi è molto veloce, i ragazzi sono stati travolti da queste innovazioni tecnologiche che gestiscono con una facilità che gli insegnanti non possono avere e questo li fa sentire inutili, non c’è una considerazione sociale del loro ruolo. Spesso più che con gli studenti i docenti si scontrano con i genitori, i familiari non sono mai dalla parte degli insegnanti e questo fa sì che il loro ruolo sia sempre più difficile e si sentono svuotati di credibilità. Ma per fortuna c’è sempre qualche professore che riesce ad accendere una scintilla, un interesse, magari non in tutti, ma in alcuni ragazzi. E a ogni modo è sempre meglio stare lì, a scuola, perché l’alternativa è l’evasione scolastica e poi ne conseguono le vicende di cronaca nera con i giovani che sono abbandonati a loro stessi.

Che alunno è stato?
Non sono stato mai un alunno brillante, me la sono sempre cavata, però ero una presenza, ero portatore di qualcosa, un alunno curioso spesso su cose che non rientravano nella didattica tradizionale, portavo un po’ di vento del cinema, della musica e del teatro, già all’epoca mi orientavo su quello, quindi ero visto di buon occhio perché dimostravo una certa vitalità, anche se studiavo poco.

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