Intervista a Barbara De Rossi al Teatro Vertigo con “Il bacio”

Un viaggio nelle emozioni umane insieme a Francesco Branchetti

il bacio
L'attrice Barbara De Rossi
  • di Valeria Cappelletti:

LIVORNO – Un incontro casuale, due estranei, un uomo e una donna fragili, le loro vite che all’improvviso entrano in contatto in un luogo particolare: un bosco, quasi una zona di confine, solitaria, a volte sconosciuta, è “Il bacio”, lo spettacolo che andrà in scena sabato 17 febbraio al Teatro Vertigo di Livorno (via del Pallone, 2) ore 21.30. Tratto dal testo di Ger Thijs, il più grande autore contemporaneo d’Olanda, “Il bacio”  vedrà sul palco Barbara De Rossi e Francesco Branchetti, a cui sono affidati anche la regia e i costumi. Abbiamo intervistato Barbara De Rossi che quest’anno ha festeggiato 42 anni di carriera, e che ci ha parlato di questo spettacolo e del suo lavoro di attrice.

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Barbara De Rossi e Francesco Branchetti

Partiamo con la trama, cosa succede sul palco?
Lo spettacolo racconta l’incontro tra un uomo e una donna che avviene in maniera del tutto casuale su una panchina di un parco. Due persone che non si conoscono, che presentano una certa diffidenza iniziale ma che poi trovano il modo di comunicare tra loro grazie a una profonda attrazione dell’anima e in questo bosco, che è quasi come una terra di mezzo, riescono a trovare il modo di raccontare veramente la loro vita, le fragilità, le paure, i sogni, le speranze. Solo all’apparenza sono due persone tranquille e normali, in realtà sono due perfetti infelici.

Da questo spettacolo emerge che a volte si riesce a confidarsi più facilmente con una persona che non si conosce
È tutto legato all’empatia. Forse non essere giudicati da qualcuno che non si conosce può rappresentare un modo per aprirsi, ma qui c’è un innamoramento, c’è la nascita di un sentimento che facilita ulteriormente le cose. Non è un’attrazione fisica però, è un momento speciale, particolare, che queste due persone trovano grazie al destino.

Chi sono i personaggi?
Intanto i due protagonisti non hanno dei nomi di battesimo e sono buffi a loro modo, perché lei è una signora grande di età, in pensione, un po’ goffa, fatta di apparenza. Il mio personaggio è sposato, ha una figlia, e sembra tanto felice. Lui (interpretato da Branchetti, n. d. r.) è un attore, non realizzato che deve fare i conti con la propria vita, con i propri insuccessi, al tempo stesso è molto divertente anche perché si muove in una maniera davvero particolare.

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Il manifesto

Dallo spettacolo emerge un forte sentimento di dolcezza e di tenerezza che si fa strada tra i due personaggi
Si tratta di uno spettacolo fatto di grande tenerezza, ma anche di momenti di riflessione piuttosto forti e drammatici, però l’autore ha scritto questo testo con molta ironia perciò, anche le cose più di sostanza, sono sempre legate a una vena di divertimento e di leggerezza, che non è superficialità.

In un momento in cui sentimenti del genere sono sempre più rari, in una società in cui si parla spesso di violenza, quanto è importante portare in scena questo spettacolo?
A mio parere è importante portare sul palco le problematiche che appartengono a tutti ma con una certa leggerezza perché siamo tutti pieni di problemi. L’esistenza degli esseri umani è sempre attraversata da tante cose e  in questo spettacolo si parla della realizzazione personale, del percorso sentimentale, del tema della paura, ed è bello affrontarle, per esorcizzarle.

Che significato ha il bacio in questo spettacolo?
Questo non glielo posso dire (ride, n. d. r.) bisogna vedere lo spettacolo per capire cos’è questo bacio, è l’unica cosa che non le posso dire se no poi tiriamo fuori tutta la trama e come va a finire, comunque c’è un bacio.

E invece nel quotidiano?
Il bacio, secondo il mio parere, è il punto d’incontro massimo tra due persone che si attraggono, che desiderano iniziare un percorso, una relazione, intendendola dal punto di vista più romantico, perché si possono dare anche tanti baci che non hanno un grande significato. Inteso in un rapporto sentimentale, il bacio è il momento più emozionante e poi dai baci si capisce tanto, si capisce se c’è affinità, è il culmine di un’emozione molto forte.

il bacioLei ha fatto molta televisione, ma anche molto teatro, cosa preferisce tra i due?
Il mio lavoro è fatto di cinema, televisione, di macchina da presa e di palcoscenico, sono due strumenti differenti, io dico che è come aprire due valigie diverse: quella del teatro e quella della macchina da presa. Il teatro ha un impatto immediato, fisicamente ci si muove in una maniera diversa dalla macchina da presa, non si possono fare le stesse cose. La macchina da presa ha che fare molto con gli occhi, il teatro parla molto il linguaggio del corpo. Sono due meccanismi diversi anche se in entrambi i casi si recita. Il teatro ha la particolarità di avere un pubblico che rilancia un’energia formidabile ed è quella che senti tutte le sere, ogni volta è diverso, non c’è mai la stessa sensazione. Il lavoro fatto a teatro su un personaggio è molto, molto approfondito perché si lavora su uno stesso testo. Nel film è tutto più frammentato e il tempo è più lungo. In teatro si racconta tutto in un’ora e mezzo o due e di fronte hai gli spettatori, il confronto è immediato e la costruzione del personaggio è più complessa perché magari per fare un film ci vogliono due mesi e quindi il personaggio si costruisce pezzetto per pezzetto e poi si mette insieme con il montaggio.

Nella sua carriera ha avuto modo di interpretare tanti personaggi diversi drammatici, mi ricordo “Amiche” (dove interpreta un personaggio che scopre di avere un tumore, n. d. r.) o più divertenti come “Un ciclone in famiglia”.
“Amiche” è stata una fiction che ho dedicato a mia mamma che ho perso per un tumore. Una fiction che vedeva molte donne insieme e io sono convinta che le donne insieme possono fare un sacco di cose. “Un ciclone in famiglia” è stata una bella palestra perché venivo da trent’anni di film drammatici per cui mi sono trovata in questa fiction con tanti comici: Maurizio Mattioli, Massimo Boldi, Carlo Buccirosso ed è stato interessante perché la comicità è tanto più difficile delle parti drammatiche. Mi sono trovata con compagni di viaggio stupendi e ho imparato tantissimo.

Tutti questi personaggi hanno influenzato la sua vita?
Questo lavoro in realtà non ha cambiato la mia vita, una cosa che io ho sempre tenuto presente è chi sono, da dove vengo, la mia famiglia, i legami, i valori, tutto ciò che mi è stato insegnato dai miei genitori, io vengo da una famiglia semplice, modesta. Questo lavoro mi ha arricchito nella ricerca di qualcosa che non sono, perché interpretando tanti ruoli ti trovi a fare cose che magari sono anche lontani da te, ogni ruolo ti lascia qualcosa e la possibilità di imparare ad approfondire il viaggio dell’essere umano. La bellezza del nostro lavoro è esprimere, interpretare ed è una cosa affascinante che noi abbiamo a disposizione rispetto ad altre persone che fanno un lavoro diverso. È un viaggio interiore bello e che permette di scoprire i sentimenti, i problemi, ed è chiaro che qualcosa resta.

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