Al Teatro Goldoni “Giulio Cesare” è donna e incarna il potere

Intervista a Maria Grazia Mandruzzato che intepreta Cesare

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Sullo sfondo Maria Grazia Mandruzzato è Giulio Cesare. Foto: Serena Pea
  • di Valeria Cappelletti:

Dalla penna di William Shakespeare il capolavoro di “Giulio Cesare” rivive sul palco del Teatro Goldoni di Livorno il 2 e 3 febbraio (ore 21), con l’adattamento e la regia di Alex Rigola, direttore della Biennale Teatro di Venezia, alla sua prima regia italiana.

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Michele Riondino è Marco Antonio. Foto: Serena Pea

La tragedia scritta dal drammaturgo inglese racconta di Cesare che, tornato a Roma dopo la campagna d’Egitto, viene assassinato nel giorno delle Idi di Marzo dai senatori romani in una congiura ordita da Cassio e alla quale partecipa anche Bruto, il figlio adottivo. Nel giorno del funerale, Marco Antonio, amico di Cesare, con un suo celebre discorso solleva l’opinione pubblica contro i cospiratori. Cassio e Bruto sono pronti alla guerra contro Marco Antonio, schierato al fianco di Ottaviano, ma il giorno prima della guerra il fantasma di Cesare appare in sogno a Bruto annunciandogli la sua sconfitta durante la battaglia a Filippi. Bruto e Cassio, sconfitti, decidono di togliersi la vita per non essere fatti prigionieri.

Un testo epico, intenso ed appassionante, che ruota intorno all’esercizio del potere. A interpretare Giulio Cesare in questa versione è l’attrice Maria Grazia Mandruzzato (tra cui “I demoni” da F. Dostoiewskij regia di Peter Stein e “Fahrenheit 451” per la regia di Luca Ronconi), affiancata da Michele Riondino (Il giovane Montalbano) nel ruolo di Marco Antonio. Con loro: Stefano Scandaletti (Bruto), Beatrice Fedi (Ottaviano), Margherita Mannino, Leda Kreider, Francesco Wolf, Eleonora Panizzo, Pietro Quadrino/Eleonora Bolla, Riccardo Gamba, Laia Santanach, Davide Sportelli. Produzione: Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale. Abbiamo intervistato l’attrice Maria Grazia Mandruzzato per conoscere qualche dettaglio in più sullo spettacolo.

Partiamo proprio dal suo ruolo, lei è Giulio Cesare, e non è la sola, su questo palco molti personaggi maschili sono stati affidati a donne
È stata una scelta del regista e al tempo stesso credo che sia anche un modo per riportare la storia al contemporaneo: donne che gestiscono il potere come gli uomini o che lavorano in ruoli maschili ce ne sono state e ce ne sono, abbiamo un sacco di esempi: Margaret Thatcher, Hillary Clinton, Angela Merkel.

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Foto: Serena Pea

Come si è preparata per interpretare Giulio Cesare?
Il regista Alex Rigola ha lavorato con me in un modo molto intelligente, ci siamo trovati molto d’accordo, ciò che mi ha chiesto era di non assumere movenze femminili. Ma in realtà io non faccio Giulio Cesare, impersono una donna che rappresenta Giulio Cesare inteso come simbolo del potere. Quindi ho lavorato su un’energia che può essere maschile o femminile, ma che è un’energia di potere. Ho letto molto, anche perché la tematica di Giulio Cesare è interessantissima. L’unica cosa che ho fatto è di spingermi all’essenzialità che è la cosa più bella quando si fa teatro, cioè togliere, togliere finché rimane solo la forza del personaggio.

Anche l’ambientazione è legata all’attualità e ci sono anche proiezioni di immagini che rimandano ai nostri giorni
Sì, il testo è di Shakespeare, non è cambiato niente, però le immagini proiettate all’inizio e durante lo spettacolo, così come far interpretare personaggi maschili a donne, sono legate a una visione contemporanea di potere: vediamo il Presidente americano Donald Trump, Obama e i signori della Casa Bianca che guardano la cattura di Bin Laden, quindi la domanda è: “È giusto che l’ex presidente Usa, Premio Nobel per la Pace, faccia uccidere?”. Violenza chiama violenza e tutto si lega al contemporaneo, il testo infatti è molto attuale, sembra scritto oggi.

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La scenografia minimale. Foto: Serena Pea

Qual è il tema centrale dello spettacolo?
Sebbene si possa pensare che sia l’assassinio politico, perché i congiurati uccidono Cesare per la paura che diventi imperatore e quindi ci sia il passaggio dalla Repubblica all’Impero, il vero tema è la vendetta. Un assassinio politico porta guerra e sangue, che chiama altra guerra, altro sangue e vendetta. Lo stesso spirito di Cesare chiama vendetta, quando appare a Bruto e anche Marco Antonio spingerà il popolo a questo sentimento contro i congiurati, usando la retorica e sfruttando l’ignoranza della gente per ottenere consensi. È giusta la guerra per la democrazia? È giusto spargere sangue per difendere un ideale di libertà? Queste sono le tematiche grosse del testo. “Giulio Cesare” è un’indagine sulle contraddizioni tra i fini e i mezzi in cui incorre chi si batte per ideali di libertà e uguaglianza. Ma le domande rimangono aperte, senza risposta. E a ogni modo il passaggio dalla Repubblica all’Impero si avrà comunque, non con Cesare, ma con Ottaviano.

Quindi questo fa capire che il sangue non è la soluzione
Credo che uno spettacolo debba tenere aperte tutte le porte, porre domande per far riflettere.

Parliamo della scenografia
La scena è quasi completamente occupata da un grosso container. Gli attori hanno pochissimo spazio attoriale, è tutto in mano al testo e alla coscienza del testo, c’è stato da parte di tutti un lungo lavoro sull’essenzialità.

Uno spettacolo che punta sulla parola e sulle immagini ed è proprio la scritta words (parole) a essere proiettata sullo sfondo. Quelle stesse parole che porteranno Bruto a unirsi alla congiura e di cui si servirà Marco Antonio per sollevare il popolo contro i congiurati. Ricordiamo che la Compagnia incontrerà il pubblico alle ore 18 di sabato 3 febbraio presso la Sala Mascagni del Teatro Goldoni.

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