A Livorno arriva lo spettacolo dedicato a Andy Warhol

Intervista alla regista e ideatrice Laura Sicignano

Andy Warhol
Irene Serini è l'unica attrice dello spettacolo
  • di Valeria Cappelletti:

LIVORNO – A trent’anni dalla scomparsa di Andy Warhol, al Centro Artistico Il Grattacielo va in scena lo spettacolo “Andy Warhol Superstar” nell’ambito della rassegna Teatri d’Autunno. La rappresentazione, ideazione e regia di Laura Sicignano (Coproduzione Teatro della Tosse – Fondazione Luzzati / Teatro Cargo), ha debuttato il 31 ottobre al Teatro della Tosse di Genova, e arriva a Livorno il prossimo 2 dicembre alle ore 21.15. Testo di Laura Sicignano e Alessandra Vannucci. Sul palco Irene Serini. Abbiamo intervistato la regista Laura Sicignano per capire meglio lo spettacolo.

Andy Warhol
Laura Sicignano

Perché fare uno spettacolo su Andy Warhol?
Perché era una specie di straordinario rivoluzionario, lui ha messo una “bomba” nell’idea dell’arte e non solo, anche nell’idea di società, in un momento in cui a New York succedeva di tutto e in cui gli Stati Uniti erano il grande Impero. Lui si è fatto portavoce del sistema, portavoce dell’Impero che si stava espandendo e stava andando verso l’attuale globalizzazione. Andy Warhol parla senza moralismo del rapporto tra arte e potere, tra artista e denaro, e lo fa senza giudizio. Tra i tantissimi aforismi che si ricordano di lui ce n’è uno che può essere considerato da alcuni agghiacciante, ma lui lo dice con molta leggerezza: “Fare molti soldi è la migliore forma d’arte“. E il rapporto tra artista, denaro e potere è di grande attualità. E lui incarna il sistema, il potere, la società capitalista, non la giudica. Anche le sue modalità di fare arte assomigliano alla società che lui interpreta: vede l’arte come una sorta di catena di montaggio dove non c’è più l’individuo geniale che ha anche una tecnica inarrivabile, lui usa, compra idee da altri, si fa aiutare e firmare i quadri da sua mamma, dai suoi collaboratori. È molto irriverente e rivoluzionario. E poi è anche un capolavoro di creazione della propria immagine, un aspetto attualissimo, in una società come la nostra che è sempre più basata sull’immagine e sulla sua riproduzione, lui già parlava di questo. Andy Warhol era un “signor nessuno“, arrivava da una famiglia poverissima, che sembrava ottocentesca e fa un salto, si tuffa nel futuro, finisce a New York, trasforma il proprio corpo, fa della propria insignificanza un’icona.

Andy Warhol
Un momento dello spettacolo con l’attrice Irene Serini

Che tipo di spettacolo sarà?
Non è didattico, non racconta la biografia di Andy, non prende una posizione, è, come credo che sia giusto, molto libero nella scrittura, non segue un ordine cronologico. È come se fossero dei quadri di Andy appesi, le sue opere esposte in una galleria, secondo un ordine più poetico che logico. Ed è ambientato nel luogo in cui lavorava, nella Factory, zona della trasgressione, della promiscuità sessuale, della droga, quindi lo spettacolo è anche un po’ folle.

Che Andy Warhol emerge?
Io credo che poi ognuno debba trovare il suo: chi emotivo, chi patetico, chi umano, orribile, mostruoso, lascio aperte tutte le porte.

Irene Serini, che si trova da sola sul palco, interpreta vari ruoli. Una volta è Andy, una volta la madre…
Lei non rappresenta Andy Warhol, ma il suo mondo. Si fa attraversare da tutte queste voci che lo circondavano, da tutte queste superstar. Warhol si circondava di personaggi molto eccentrici, cantanti, ballerini, rock star come i Velvet Underground, tutti sempre abbastanza “border” (estremi n.d.r.), molti hanno anche fatto una fine brutta per droga, suicidio e così via. Queste superstar erano anche un po’ parte della sua opera d’arte, parte di lui e quindi lo spettacolo mette in scena un po’ tutto questo suo mondo. C’è Andy, c’è sua madre che era un personaggio incredibile, perché lo ha sempre accompagnato, seguito, anche di nascosto, un po’ come “Psycho”, questa madre nascosta che veniva dall’Europa, molto semplice. Da una parte la mamma semianalfabeta e poi però lui frequentava il jet set estremo di Manhattan dagli anni ’60 agli anni ’80. Quindi nello spettacolo c’è un po’ tutto questo, tutto quello che si racconta sul palco è vero, ma è come frullato, visto un po’ da uno sguardo “tossico”, di questo mondo che andava a velocità supersonica verso il futuro. È uno spettacolo con molto testo ma c’è anche una performance fisica molto intensa e atletica perché Irene (Serini, n.d.r.) ne fa di tutti i colori. E poi è interessante il fatto che una donna interpreti questo spettacolo, quindi va oltre il genere, non c’è più il genere, non importa se si tratta di uomo o di donna e anche in questo l’attrice crea una rivoluzione nel modo in cui recita.

Andy Warhol. Foto: Jack Mitchell

Questo spettacolo è stato definito “una fiaba sinistra”
Sì, Andy era un personaggio un po’ sinistro, era soprannominato Dracula per la sua capacità di prosciugare le persone che lo circondavano, rubava loro le idee, un po’ tutto, anche la vita a volte, e poi Cenerentola perché veniva da origini semplici. Da un lato lui sembra un po’ il personaggio di una favola però con qualcosa di “mortifero”, anche perché parla molto della morte nella sua opera, sebbene noi siamo abituati a vedere tutti questi colori sgargianti nelle sue creazioni.

E Andy aveva molta paura della morte
Ne era terrorizzato e dopo aver ha subìto l’attentato da una femminista che gli ha sparato tre volte al petto portandolo al coma, la sua vita è cambiata, ha abbandonato le frequentazioni estreme. Questo attentato lo ha indotto a iniziare un percorso di accumulo di oggetti personali che poi sono diventati delle opere d’arte e che si chiamano “Time Capsule“, capsule del tempo, lui inscatolava tutte le cose della sua quotidianità, dai biglietti degli autobus, agli scontrini, cose che noi butteremmo via, e lo ha fatto dalla convalescenza, dopo l’attentato, fino alla morte, arrivando a ben 612 scatole e adesso, a 30 anni dalla sua morte, la Fondazione Andy Warhol sta aprendo le capsule e ne trova la quotidianità, anche questo si può considerare una sorta di guerra contro la morte, cercare di conservare le piccole cose di tutti i giorni.

Andy Warhol
Irene Serini è l’unica attrice dello spettacolo

Ha dovuto fare uno studio particolare per questo spettacolo?
Ho studiato un anno perché l’argomento è complesso ed Andy è stato oggetto di tanti libri, studi, biografie e critiche.

Che cosa ci può dire sulla scenografia?
È semplice, minimale, non voglio svelare troppo, ma ci sono come delle forme nello spazio che l’artista sposta creando, nell’arco dello spettacolo, scenografie diverse. È molto evocativa e astratta, può richiamare tante cose, dalle stesse “Time Capsule” allo Skyline di New York, ma anche le tele bianche e le lapidi, sempre per rimandare al senso di morte.

Biglietti: intero 12 euro e ridotto 10 euro (ridotto per under 18 ed over 65).
Per informazioni e prenotazioni: 0586890093 (dalle 17-19) o all’indirizzo segreteria@livornoteatro.it.

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