Modì in mostra tra sensualità, potenza e passionalità

Fino al 16 luglio a Palazzo Ducale - Genova

GENOVA – Impetuoso, dissoluto, bellissimo e passionale, Amedeo Modigliani, grande livornese, ha legato indissolubilmente a sé il mito Bohemien dell’artista geniale e maledetto senza rivendicare l’appartenenza a nessun movimento d’avanguardia ma rimanendo onesto con le sue esigenze di purezza e di novità. Appena sono entrata negli ambienti della mostra il mio sguardo è stato catturato dalla potenza di quella che si potrebbe definire la sincerità disarmante del suo tratto, esplicata attraverso le forme essenziali dei meravigliosi corpi di donna rappresentati. Che dire poi degli occhi, di un azzurro terso, del ragazzo di cui il nome rimane ancora adesso sconosciuto?

Parlando onestamente, la mostra ospitata dal palazzo Ducale di Genova non può lasciare nessun visitatore indifferente. Un’attenta selezione di opere ti accompagna, ti obbliga quasi, a confrontarti con l’intensità di una forza dirompente fatta di colori e forme che ti assale e ti porta a perderti. I soggetti dipinti ci appaiono quasi reali, pur nella loro classicità, e tutto questo, nonostante i meravigliosi colli allungati e un “eccessivo rossore” sulle guance. Per non dire, poi, della mancanza dei bulbi oculari sostituita da gradazioni di colore: “Quando conoscerò la tua anima dipingerò i tuoi occhi”.

Nel guardare un dipinto di Modì, non notiamo neppure le proporzioni innaturali e non si può mai pensare a questo come a un difetto. Ben vediamo, invece, l’anima del dipinto, la sua essenza e immancabilmente ce ne innamoriamo perdutamente. L’erotismo che riesce a suscitare, è unico nel suo genere. Per Modì dipingere una donna è possederla, come lui stesso ha dichiarato; ed è proprio il caso di dire che è pienamente riuscito nel suo intento. Il nostro sguardo si perde nell’anima di chi è stato dipinto, coglie la sua intima bellezza e tutto è perfetto così. È come se, nello spettatore, si completasse, senza rendersene conto, ciò che l’artista non ha dipinto, accostandosi alle linee, penetrando nei colori…

Nei ritratti e, specialmente nei nudi femminili, il grande Amedeo riesce a esprimere compiutamente la propria profonda sensibilità catturando il vissuto e l’essenza di coloro che ritrae in una straordinaria ricchezza di sfumature visibili e anche invisibili. Un linguaggio assolutamente personale, dunque, un linguaggio senza pari. Forme solitarie, immobili, figure di struggente purezza ed erotismo su sfondi volutamente disadorni. Figure, fuori da ogni spazio e da ogni tempo, eppure in profonda connessione con la vita. Avanzando nel percorso disegnato per lo spettatore vi sono dei pannelli, a grandezza d’uomo, con incise sopra significative frasi che, sono convinta, vi piaceranno moltissimo; a me sono davvero piaciute. Giusto per concludere il pezzo, ne riporto una che tira in ballo addirittura il massimo esponente del cubismo: “Il futuro dell’arte si trova nel volto di una donna: Picasso, come si fa l’amore con un cubo?”.

Diletta Fallani

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